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Raccolta differenziata abiti usati in crescita, ma servono leggi più chiare

Nel 2014 è cresciuta la raccolta di abiti usati, ma si può fare di più. Gli strumenti per conseguire risultati migliori sono semplici: una maggiore trasparenza e chiarezza delle regole per evitare casi di illegalità

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RACCOLTA DIFFERENZIATA ABITI USATI –

Sono 110mila le tonnellate di indumenti usati che oggi non vengono più sprecati. A tanto ammonta la raccolta differenziata degli abiti usati, che è aumentata di 38mila tonnellate rispetto al 2009 (all’epoca erano 72mila le tonnellate recuperate).

Le Regioni più virtuose sono Trentino-Alto Adige, Toscana e Basilicata, ma in crescita c’è anche il Sud Italia. È quanto emerso dal convegno “Vesiti usati: dalla beneficenza al riuso e riciclo” organizzato a Roma dal Conau, il Consorzio Nazionale Abiti e Accessori Usati, in collaborazione con Anci, Fise Unire.

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Il settore, però, ha ancora notevoli possibilità di sviluppo e un obiettivo preciso: avvicinarsi agli standard medi degli altri paesi europei che raccolgono 6 kg di indumenti per ogni abitante contro i 2 degli italiani. “Un fine che si dovrà raggiungere attivando però anche regole più chiare e trasparenti per tracciare i flussi dei materiali raccolti, garantendo la concorrenze sul mercato e limitando le attività illegali” dichiara il presidente del Conau, Edoardo Amerini.

IL QUESTIONARIO: Aiutateci a migliorare la raccolta differenziata rispondendo a queste domande

RACCOLTA ILLEGALE –

Sempre più spesso parallelamente all’attività legale di raccolta dei vestiti c’è quella “border-line” che a volte sfocia nell’illegalità e che si basa su circuiti non autorizzati per la gestione dei rifiuti tessili. Secondo il Conau ci sono almeno 4mila cassonetti e contenitori “non ufficiali” che vengono posizionati in aree private aperte al pubblico, a volte anche su strada, con apposte etichette che richiamano finalità di natura umanitaria configurando il conferimento come una “donazione”.
A questi poi bisogna aggiungere le false raccolte “porta a porta”. In tutto, stima il consorzio, 25mila tonnellate annue vanno perdute (circa il 25% del circuito ufficiale).

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“È necessario – sottolinea il presidente – che si proceda in tempi rapidi alla definizione del decreto previsto dal Testo Unico Ambientale, per fornire un riferimento univoco e preciso su tutto il territorio nazionale per la disciplina delle attività di recupero e riuso degli abiti usati, con l’individuazione dei requisiti degli operatori e delle reti accreditate per la gestione degli stessi”.

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