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Punizioni ai bambini, quando servono davvero? Intanto 52 paesi vietano per legge le sculacciate

Nessuno ha la ricetta magica per educare bene i propri figli, e il problema non si risolve certo con le norme. Ma l’uso facile degli schiaffi è ormai considerato controproducente. I pilastri educativi in casa, dal punto di vista dei genitori, sono due: senso di responsabilità e buon esempio.

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PUNIZIONI AI BAMBINI –

“Niente più punizioni a colpi di sculacciate, non educano i bambini”: così la Francia dice no a qualsiasi forma di punizione corporale nei confronti delle piccole pesti con un divieto che è una vera e propria legge. E non solo la Francia: il primo paese a schierarsi contro le classiche “sculacciate” ai bambini è stata la Svezia, seguita poi dalla Finlandia, dalla Tunisia, dalla Polonia, dal Lussemburgo, dall’Irlanda, dall’Austria fino ad arrivare, dopo la decisione del Parlamento francese, a ben 52 paesi che vietano le sculacciate. Per quanto riguarda invece l’Italia, pur non essendo stata prevista una norma specifica, una sentenza della Corte Costituzionale del 1996 si è espressa contro l’uso delle percosse “educative” nei confronti dei più piccoli.

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SONO GIUSTE LE PUNIZIONI AI BAMBINI? –

Al di là delle diverse leggi, che non sono mai decisive ai fini di un buon metodo per fare crescere i propri figli, qual è il modo migliore per educarli e soprattutto fare capire loro cosa è giusto e cosa no, quando ne combinano delle belle? Anche perché – ammettetelo – sono tante le volte in cui ogni genitore, anche dopo un semplice rimprovero, si lascia assalire dai dubbi e dai sensi di colpa, talvolta perfino esagerati.

LE PUNIZIONI AI BAMBINI SERVONO? –

Il nostro consiglio è quello di evitare le punizioni e i castighi quando non sono necessari, come soluzione in automatico a un cattivo comportamento del bambino, in una chiave estrema  e inutilmente mortificante,  mai vietare, per esempio, al bambino di partecipare alla festa di compleanno del compagno di classe o alla gita scolastica. La punizione non deve colpire la sua autostima e soprattutto non deve mettere in discussione la sua capacità di intrecciare relazioni sociali con i suoi coetanei. La soluzione migliore, che non esclude la dovuta severità e un giusto rigore, è quella di parlare comunque ai bambini, discutere con loro per cercare di capire insieme perché quel determinato comportamento è sbagliato e dare loro dei consigli su come comportarsi.

Senso di responsabilità e buon esempio: sono questi i due pilastri sui quali impostare l’educazione dei più piccoli. Se per esempio il bambino lascia sempre i suoi giochi in disordine, sparsi in tutte le stanze di casa, fate in modo che sia lui a mettere in ordine. Un modo per responsabilizzarlo, risparmiando fatica e arrabbiature.

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