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Pomodoro Pachino, così lo stiamo ammazzando. E nei supermercati siamo invasi da quello africano

Dopo olio e arance, crolla anche il “ciliegino” made in Italy. Arriva dalla Tunisia e dal Camerun, a prezzi stracciati. E quello siciliano resta sulle piante: non conviene neanche raccoglierlo.

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POMODORO PACHINO MADE IN ITALY

Dopo l’olio e le arance, adesso tocca al pomodoro Pachino. Stiamo ammazzando, nell’indifferenza generale, un tipico prodotto dell’agricoltura made in Italy, una vera eccellenza della nostra terra, tra l’altro protetta dai soliti marchi Igp.

Che cosa accade? Come nel caso dell’olio e delle arance, i nostri agricoltori non riescono a reggere la concorrenza dei paesi africani, dal Camerun al Marocco passando per la Tunisia, che inondano i nostri supermercati con i loro “ciliegini”. Coltivati a tariffe da fame, meno di 5 euro all’ora per i contadini, e con un uso abbondante di prodotti chimici per gonfiarli.

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VENDITA POMODORO AFRICANO IN ITALIA

Questi paesi africani, con il solito via libera dell’Unione europea, dove contiamo meno di zero quando si tratta di difendere la nostra agricoltura, riescono a vendere i loro pomodori Pachino a un prezzo tra 0,30 e 0,60 centesimi al chilo. Quanto basta poi alla grande distribuzione per piazzarli negli scaffali con un cartellino a 1,30- 1,50 euro al chilo.

Nel frattempo, gli agricoltori italiani non possono reggere l’urto micidiale di questa concorrenza sleale. A loro, a conti fatti, un chilo di pomodoro Pachino non costa meno di 1 euro. A parte la manodopera, ci sono le plastiche per montare le serre, i gancetti per la coltivazione e tutti gli accessori vari.

A questo punto gli africani hanno partita vinta. I loro “ciliegini” invadono i grandi supermercati, spesso controllati da stranieri che non hanno alcun interesse a difendere il made in Italy, mentre i contadini siciliani sono costretti a lasciare marciare sulle piante il pomodoro Pachino originale.

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IMPORTAZIONI PACHINO DALL’AFRICA

Ma non si potrebbe, per esempio, dare una mano agli agricoltori italiani, facendo in modo che la grande distribuzione italiana (da Coop a Conad) sia costretta a prendere solo Pachino made in Sicilia? E non si potrebbe, in sede Ue, diminuire le quote di importazione dei prodotti africani? Insomma: c’è qualcuno in Italia che ha ancora voglia di difendere agricoltori e prodotti del nostro Paese?

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