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Stefano corre come il vento per non rassegnarsi agli impedimenti della cecità

Cieco dall’età di 28 anni, dopo lo sconforto per un’inevitabile discesa agli inferi, ha ripreso a lottare per fare ciò che più amava: praticare sport. Così, grazie a un’incredibile forza di volontà, ha imparato a correre al buio assistito da una guida ed è diventato un campione in grado di vincere 75 ori, 34 argenti e 12 bronzi

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PODISTA CIECO

Correre come atto di libertà. Correre come ribellione alla malattia. Il podismo per Stefano Gori non è solo una passione salutare che sfocia, con grande successo, nell’agonismo ma è anche un modo per non rassegnarsi alla cecità che all’età di 28 anni ha spento la luce nella sua vita. Oggi di anni ne ha 58 e può vantare una serie infinita di medaglie paralimpiche: 75 ori, 34 argenti, e 12 bronzi. Un vero e proprio fenomeno della disciplina che ha tagliato il traguardo più bello battendo la rassegnazione che spesso colpisce coloro che convivono con una disabilità.

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COME AFFRONTARE LA CECITÀ

Per guadagnarsi da vivere Stefano, che alle spalle ha anche un passato da ex promessa del calcio, lavora come centralinista all’agenzia delle entrate di Pietrasanta, in provincia di Lucca. Nel tempo libero, però, corre per dimenticare quella patologia, la retinite pigmentosa, che prima che compiesse trent’anni gli ha tolto completamente la vista. Un’evento traumatico per uno come lui che era abituato a lottare sui campi d’erba inseguendo un pallone. Nella sua giovinezza infatti c’è stata anche l’illusione di riuscire ad affermarsi nel mondo del calcio, un sogno sfumato solo perché a un certo punto, soprattutto nelle partite notturne, non riusciva più a vedere bene il pallone da calciare. A quel punto è cominciata una discesa negli inferi dalla quale, per sua stessa ammissione, è stato molto difficile riprendersi. Per molto tempo, infatti, si è chiuso in casa rinunciando a qualsiasi attività sportiva, essendo convinto che la sua disabilità gli rendesse impossibile anche correre.

ATLETI CON DISABILITÀ

E invece, piano piano e grazie a un’incredibile forza di volontà, si è rimesso in pista. Il buio che lo circondava, con i dovuti accorgimenti, si è trasformato da barriera invalicabile a fedele alleato, facendo diventare la corsa un atto di libertà. Per riuscire in questa impresa è stata fondamentale la figura del guida, alla quale qualsiasi atleta non vedente si deve affidare per “vedere” durante la corsa. Con un accorgimento tanto semplice quanto efficace, infatti, Stefano ogni volta che scende in pista si lega attraverso una cordicella il braccio sinistro a quello di colui che lo accompagna. In questo modo, nonostante la cecità, può dar libero sfogo a tutta la sua voglia di sport.

La foto di copertina è tratta dalla sito SuperAbile Inail

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