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Perche’ non chiudono le province? Per difendere un tesoro di sprechi e di privilegi

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Era il 1970 quando si è iniziato a discutere dell’abolizione delle province. Si insediavano per la prima volta in Italia le regioni e già ci si interrogava sul futuro (e sull’utilità) dell’ente territoriale «intermedio». Oggi invece, in pieno dibattito sulla manovra fiscale varata dal governo, alla Camera si è consumato l’ennesimo atto di forza del fronte del «no alla abolizione». Con il voto contrario della maggioranza e l’astensione del Pd (terzo polo e Antonio Di Pietro a favore), la cancellazione delle province non è passata neanche stavolta.

Fra chi vorrebbe eliminarle con un tratto di penna, chi razionalizzarle e chi valorizzarle, ecco uno spaccato di cosa realmente sono, come funzionano e, soprattutto, quanto costano le province italiane.

Comprese quelle autonome di Trento e Bolzano e quella di Aosta le cui funzioni sono inglobate dalla regione, le province italiane sono 110. Il loro numero è salito costantemente negli anni passando dalle 91 del 1946 alla cifra attuale raggiunta nel 2009, quando sono state istituite le ultime tre (Barletta-Trani-Andria, Fermo, Monza e Brianza). Le competenze? Legge alla mano, la provincia esercita le proprie funzioni nella difesa dell’ambiente, valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche, beni culturali, viabilità e trasporti, caccia e pesca, smaltimento rifiuti, servizi sanitari e igiene pubblica, edilizia scolastica, formazione. Compiti ampi che impegnano complessivamente 62 mila dipendenti con un bilancio di 13 miliardi di euro, compresi i 120 milioni che vengono erogati come indennità agli oltre 4.200 eletti nei consigli.

«Si fa demagogia» afferma Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione province italiane, «senza conoscere i dati. Vogliamo tagliare la spesa inutile? Eliminiamo i 7 mila enti che occupano circa 24 mila persone e che impropriamente esercitano funzioni tipiche di province e comuni. Ciò porterebbe un. risparmio di 2,5 miliardi di euro». Ma Silvio Boccalatte in uno studio condotto per l’Istituto Bruno Leoni sottolinea che «le spese di controllo e amministrazione ammontano a quasi 4 miliardi, di cui poco più di 2 in costo per il personale. Assumendo di riallocare tutti i dipendenti a seguito dell’abolizione delle province, si può stimare un risparmio dell’ordine dei 2 miliardi di euro in quanto le spese di amministrazione e controllo sarebbero in buona parte eliminatili».

Intanto si potrebbe inziare eliminando qualche spreco, come quelli scoperti dai giornalisti di Panorama.

Bari
Meridiana con l’ora sbagliata
Nel progetto di riqualificazione della costa a nord di Bari, la provincia ha finanziato la costruzione di una meridiana a Torre Gavetone, nel comune di Molfetta, con una gara da 5.500 euro. Peccato che sbagli sistematicamente l’orario perché è stata sistemata con 15 gradi di errore rispetto al nord.

Il presidente della provincia Francesco Schittulli ce l’ha con i clandestini. E per controllare le coste ha deciso di dotare la sua polizia di un minidrone, non un aereo come quelli degli Usa, ma una sorta di elicottero radiocomandato, che al contrario del drone originale è rumoroso (e quindi si farebbe notare) ma soprattutto è dotato di appena 40 minuti di autonomia. Al costo di 300 mila euro.

Bergamo
Ufficio di rappresentanza a Roma
La Provincia di Bergamo, insieme all’Arciconfraternita dei Santi Bartolomeo e Alessandro della nobile nazione dei Bergamaschi, ha dato vita a Spazio Bergamo, un ufficio di rappresentanza a Roma, accanto a Palazzo Chigi, che costa ai cittadini 73.500 euro all’anno. Il presidente della provincia Ettore Pirovano, in campagna elettorale, aveva promesso di chiuderlo, ma poi ha deciso che vale la pena di continuare a promuovere la cultura bergamasca nella capitale.

Napoli
Non solo auto blu, anche a noleggio
Il noleggio delle autovetture in dotazione alla Provincia di Napoli, stando alla voce di bilancio 2011, ammonta a 250 mila euro l’anno. Ma l’ambiziosa previsione, secondo i calcoli preventivi della giunta, è scendere a 159 mila euro rispettivamente per l’anno 2012 e 2013.

Fra i contributi della presidenza nel 2010 figura lo stanziamento di 15 mila euro per la casa editrice Isei srl di Napoli per la pubblicazione dell’Annuario dei giornalisti italiani edizione 2010 – ricerca e impaginazione.

Ogliastra
Piccola ma con doppio capoluogo
Provincetta e poltronificio, così viene chiamata la Provincia Ogliastra, in Sardegna. Con soli 58 mila abitanti, il 3,5 per cento dei residenti sardi, sparpagliati in 23 minuscoli comuni, è la più piccola d’Italia. Piccola e pretenziosa: dopo interminabili risse di campanile, ha ottenuto il distacco da Nuoro (dista 70 km) e persino il doppio capoluogo: aTortolì (9.700 abitanti) ha sede la giunta, mentre il consiglio è a Lanusei (6 mila). Tutti gli uffici statali, dalla prefettura alla Banca d’Italia, sono rimasti a Nuoro.

Padova
Uno stemma da 34 mila euro
La Provincia di Padova ha voluto rifarsi il look e ha deciso di dotarsi di un simbolo e di uno slogan: «Provincia a colori», rappresentata attraverso una tavolozza da pittore, che nella forma richiama, una P, e ospita nove tinte differenti (una per ogni peculiarità del territorio). Questo accessorio perla promozione, indubbiamente più moderno dello stemma araldico provinciale, è costato la bellezza di 34 mila euro circa. Il logo è stato commissionato attraverso apposita gara.

Spulciando tra le proprietà della Provincia di Padova, spicca un oggetto assai curioso: si tratta di una minuziosa riproduzione della Cappella degli Scrovegni (la versione originale ospita gli affreschi di Giotto), che l’ente utilizza nell’ambito della promozione a livello internazionale. La costruzione ha girato il mondo: al di là dei costi di trasporto, la realizzazione della cappelletta è costata approssimativamente 120 mila euro. A sostenere il costo vari enti: regione, apt e naturalmente la provincia.

Palermo
Indennità non dovute
Risparmia sulle raccomandate, ma la giunta di centrodestra della Provincia di Palermo, presieduta da Giovanni Avanti del Pid, ha stanziato 8 mila euro per spedire cinque giorni l’assessore Giovanni Tomasino a New York. A una decina di dirigenti, poi, sono state pagate indennità per un centinaio di migliaia di euro all’anno: non erano dovute e i revisori e la Corte dei conti ne hanno ordinato la restituzione

Perugia
Soldi in affitti
In 10 anni sono stati spesi dalla provincia umbra 30 milioni di affitti per sedi private, non sfruttando l’intero patrimonio immobiliare a disposizione. Da poco però è stata avviata una riorganizzazione degli immobili da utilizzare: la vecchia legislatura spendeva 2 milioni di affitto, oggi 850 mila euro l’anno. Fra le spese pazze, quad e poliziotti a cavallo per le cerimonie ufficiali, che nella vecchia legislatura non c’erano.

Prato
Il regno di Batman
La Provincia di Prato, in Toscana, non bada a spese. Un esempio? I 61 mila euro stanziati dalla passata amministrazione per studiare i pipistrelli della Calvana, con tanto di bat-detector. Ma anche sotto la guida dell’attuale presidente Lamberto Gestri, pd come il predecessore, risparmiare non sembra una delle priorità.

Proprio Gestri nei mesi scorsi ha nominato per chiamata nuovo direttore generale Giancarlo Cecchi, incarico biennale che costerà alle casse pubbliche 200 mila euro lordi e che è finito nella tagliola della Corte dei conti.

Rieti
Consulenze d’oro
La Provincia di Rieti, nel Lazio, è la meno popolata, poco più dii 159 mila abitanti, ma in proporzione è quella che spende di più in consulenze esterne: 827.481 euro, contro i 215.238 di Viterbo, che pure ha.il doppio di abitanti, e i 378.638 euro di Frosinone (quasi 500 mila abitanti). È il risultato di una indagine della Uil sui costi della politica.

Treviso
Sede di lusso da 80 milioni
In cinque anni, esempio di amministrazione del fare, la Provincia. di Treviso si è costruita una sede strabiliante in una decina dei palazzetti racchiusi all’interno di un parco naturale: il problema è che l’operazione doveva costare 35 milioni di euro ma alla fine dei lavori le spese sono lievitate fino a circa 80 milioni. Sprechi? Almeno uno palese: un tavolo in vetro e acciaio, che funge da divisorio tra l’area consiliare e la sala giunta, da oltre 12 mila euro. Ma anche oltre mezzo milione di euro speso in poltrone.

Venezia
Lampadario da 9 mila euro
La Provincia di Venezia ha tra le varie proprietà un appartamento presidenziale, all’interno del palazzo che ospita l’ente, sul Canal Grande: Ca’ Corner, Per dargli una rinfrescata sono stati messi a budget 30 mila euro. Non molti soldi., forse, ma sufficienti per fare gridare allo scandalo visto l’uso limitato della struttura, un recente restauro (risalente al 2004) e la dimensione mini: una camera e un bagno. Abbastanza recente anche l’acquisto di un lampadario di Murano destinato a un’altra ala del palazzo: 9mila euro. Indispensabile?

di Marco Onnembo