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Per la prima volta diminuisce il cibo che sprechiamo

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Una buona notizia passata, ovviamente, inosservata. In Italia diminuisce lo spreco di cibo, e non poco: una caduta del 13,4 per cento nel 2010 rispetto al 2010. Tradotto in denaro contante, significa che le famiglie gettano nel cestino una spesa pari a 454 euro ciascuna, rispetto ai 515 euro dello scorso anno, con un risparmio di 61 euro. Un importante passo avanti, insomma. I dati forniti dall’Adoc (Associazione per la difesa e la documentazione dei consumatori) sono indicativi anche per capire come funzionano gli sprechi nelle nostre case. Ai livelli più alti della catena ci sono i prodotti freschi (35 per cento), seguiti dal pane (19 per cento), dalla frutta e dalla verdura (16 per cento). Ciò che incide molto, come dimostrano queste statistiche, è la modalità con la quale facciamo la spesa, un rito che non sappiamo più governare. I nostri comportamenti sono spesso automatici, indifferenti alla eccessiva quantità, e quindi spreconi. Cediamo alle sirene del marketing, specie nel settore della grande distribuzione, che incentiva con persuasive campagne pubblicitarie l’acquisto compulsivo dei generi alimentari. E così nel carrello infiliamo l’offerta di prodotti 3×2 , anche quando non sono necessari; facciamo scorte che poi non utilizziamo e dunque cestiniamo; compriamo confezioni “monouso”, cioè per una persona, che sono gonfiate da inutili imballaggi e contengono più cibo di quello consumato. Lo spreco di cibo nasce qui, nel primo passo dei rifornimenti casalinghi.

Se poi abbiniamo la significativa diminuzione dello spreco di cibo, accertata dall’Adoc, con le ultime rilevazioni, riferite allo scorso mese di gennaio, della Confcommercio sull’andamento dei consumi, possiamo tirare le somme con una tendenza di fondo: la Grande Crisi ci sta lentamente, ma costantemente, spingendo a comportamenti più responsabili. Secondo Confcommercio i consumi calano di uno 0,5 per cento, dimostrando con questo che l’uscita dalla recessione è ancora lontana. Ma non basta l’effetto «impoverimento» a spiegare il fenomeno. In realtà, secondo tutti gli esperti, stiamo imparando a consumare meno, riscoprendo una cultura del necessario ed evitando il superfluo. Secondo la società di consulenza di grandi brand globali, l’americana Alix Partners, il taglio dei consumi nei prossimi anni rappresenta una tendenza inevitabile  e perfino positiva. Proseguirà, secondo la società, fino a un livello che vedrà i consumi nel mondo occidentale stabilizzarsi attorno a un 15 per cento in meno rispetto ai tempi precedenti allo scoppio della Grande Crisi. E’ la strada verso quella che gli anglosassoni definiscono “new normal”, nuova normalità : un approdo dei consumatori e dei cittadini verso un mondo meno sprecone e più responsabile. Le aziende sono avvisate e più che sulla quantità dovranno puntare sulla qualità, e sulla concorrenza dei prezzi, per salvare utili e fatturati.