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Genova, l’Orto collettivo nato dal nulla dove si acquista con il baratto (foto)

Grande quando 12 campi da calcio, a pochi chilometri dalla zona industriale di Campi, rappresenta un esperimento riuscito di riqualifica del territorio e di impegno sociale. Nato su un terreno incolto e franoso, oggi ospita 25 mila piantine che vengono coltivate anche da un gruppo di richiedenti asilo

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ORTO COLLETTIVO GENOVA

Frutta e verdura in cambio di attrezzi usati o di elettrodomestici vecchi ma ancora funzionanti. Il baratto a Genova, a pochi chilometri dalla zona industriale di Campi, è tornato di moda ed ha messo in modo un circolo virtuoso davvero apprezzabile. In un terreno che si estende più di sette ettari, dove prima sorgeva l’Italsider, ha preso vita l’Orto collettivo, un’iniziativa che vede impegnati ben settanta volontari e diversi richiedenti asilo.

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BARATTO ALL’ORTO

Nato grazie all’impegno dell’associazione Quattro valli, che è riuscita a farsi concedere l’appezzamento in comodato d’uso gratuito, l’Orto collettivo è un piccolo miracolo di impegno e dedizione. I sette ettari di cui è composto, infatti, sono tutt’altro che l’habitat ideale dove far nascere un orto. Quando i volontari hanno cominciato a lavorarci era incolto e franoso, quindi si sono dovuti dar da fare e, armati di guanti e la zappa, sono riusciti a dissodarlo, a creare dei terrazzamenti e a seminarlo. Con il tempo i semi sono cresciti e hanno popolato l’Orto collettivo di oltre 25 mila piantine di ortaggi. Proprio questi ortaggi, oggi, sono diventati il centro di un fiorente commercio per il quale non sono accettate monete ma solo oggetti di scambio. Così succede che arrivi gente che in cambio di un vecchio attrezzo agricolo utile alla causa, rimedi 5 chilogrammi di pomodori. Il tutto ottimizzando le risorse, non sprecando elettrodomestici ed oggetti che possono ancora essere utili, e dando ai genovesi la possibilità di assaporare il vero “km zero”.

PIATTAFORMA DI SCAMBIO ONLINE

Vera anima di questo progetto è il quasi settantenne Andrea Pescino, a cui piace scherzare sulla vera motivazione del baratto: “Da buoni genovesi non buttiamo via nulla”. Ma in realtà è ben cosciente che, soprattutto in periodi di difficoltà economica, metodi di pagamento alternativi per reperire il cibo sono molto apprezzati da chi fa fatica ad arrivare a fine mese. Uno scambio che non funziona solo con gli oggetti ma anche con i servizi: i volontari, infatti, sono intenzionati a pagare con ortaggi di prima qualità idraulici e restauratori che siano intenzionati a mettere a disposizione le loro competenze. Per settembre, inoltre, è allo studio una piattaforma di scambio online per riuscire a intercettare meglio la domanda e l’offerta.

I RICHIEDENTI ASILO ALL’ORTO COLLETTIVO

Tra le varie iniziative che l’Orto collettivo mette in campo c’è anche la collaborazione con un gruppo di richiedenti asilo che, su questi terreni genovesi, hanno modo di rendersi utili alla comunità, imparando un mestiere. Una volta arrivati, infatti, prima studiano le tecniche, ottenendo il diploma di Costruttore del paesaggio, e poi cominciano a lavorarci al fianco di italiani di mezza età, uniti dalla fatica del lavorare la terra ma anche dalla soddisfazione di poterne raccogliere i frutti.

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook OrtoCollettivo Genova

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