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Non Sprecare: lo sfogo di una diciottenne

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Qualche giorno fa è arrivata in redazione una lunga lettera di Sara, di cui vi propongo l’estratto più intenso, che parla di noi, di tutti noi.

Gentile Antonio Galdo,

salve, il mio nome è Sara. Ho diciotto anni da appena un mese e vivo in Emilia Romagna, vicino alle terre colpite maggiormente dal sisma di maggio. Le scrivo per cercare di ritrovare un po’ di speranza e fiducia in ciò che mi attornia, sperando che, una volta inviato questo sfogo tipicamente adolescenziale, possa sentirmi più serena. Più passano i giorni più mi convinco che questo mondo non giri al contrario, perché in realtà è fermo e morto ormai da decenni. La sensazione di rancore e smarrimento che da mesi provo osservando e interagendo con la rozza società, non è frutto dell’interminabile e folle adolescenza o di un periodo foscoliano (ossia eccessivamente pessimista): credo invece che il costante contatto con l’immoralità e brutalità di questa società mi stia facendo covare un incontrollabile sentimento di collera e un incolmabile desiderio di fare giustizia dove è necessario. Sono triste al pensiero che il latte che bevo ogni mattina possa contenere diossina e varie sostanze cancerose, che la carne di pollo che di tanto in tanto mangio abbia il sapore di pesce, che il formaggio rassomigli a scaglie di candele fuse assieme, che la frutta abbia un’invisibile ma dannosa patina di veleni sulla buccia. Mi rattrista entrare in un supermercato e vedere banconi pieni di cibo inscatolato, lunghissimi scaffali stra-pieni di cibi confezionati, e di sapere poi che buona parte di quelle mercanzie finisce nelle pattumiere quando è ancora commestibile, mangiabile, mentre fuori c’è gente che ha bisogno di cibo ma non se lo può permettere – soprattutto ora che la povertà aumenta a vista d’occhio. Mi dispiace sapere che l’aria è sempre più inquinata, che anche se possiedi un orto biologicamente puro in giardino non fa la differenza perché a cinque metri di distanza sfrecciano continuamente automobili che avvelenano i frutti, che ci sono politici, governanti, uomini potenti che decidono di costruire un inceneritore a pochi passi da un campo agricolo, da un parco, da un centro abitato, che, quindi, viviamo in una società che preferisce di gran lunga bruciare i rifiuti – che sono qualcosa di prezioso – piuttosto che riutilizzarli per produrre altre cose. Vorrei che il mondo cambiasse, che le persone fossero più consapevoli di quel che sta accadendo, di ciò che stiamo facendo, perché se il mondo è sulla strada sbagliata è soltanto colpa nostra, poiché siamo noi ad avere le redini. Ma so anche che il mondo non cambia totalmente da un giorno all’altro, e che è difficile da sistemare. Come si può sperare che un giorno tornerà l’aria pulita quando ormai l’automobile è un’esigenza e le fabbriche sono ineluttabilmente inquinanti (eccetto alcune, quelle ecologicamente avanzate)? Com’è possibile immaginare una società in equilibrio quando da una parte si muore per i chili di troppo e dall’altra si soffre per l’assenza di cibo? Com’è possibile desiderare sviluppi tecnologici e sociali se continuiamo a sperperare i nostri beni, se svalutiamo la nostra terra e le nostre qualità genuine, se continuiamo a tassare invece di stimolare l’economia, se viviamo per sprecare e se continuiamo a vivere di baggianate, superficialità e capricci che diluiscono la nostra vita? […]

Cara Sara,

la tua lettera è molto bella e appassionata: per questo ho deciso di pubblicarla sul sito Non Sprecare. Non essere triste nè sfiduciata, e ricorda che ciascuno di noi è stretto tra l’ottimismo della volontà e il pessimismo dell’intelligenza. Tu, mi pare di capire che puoi usare entrambe queste risorse: non sprecarle. Cambiare il mondo, alla tua età significa avere la fiducia e la gioia di vivere. È un fuoco che non devi spegnere, anche se non mancheranno le delusioni e i momenti di scoraggiamento. E per cambiare il mondo, a volte basta poco, a partire dalla nostra consapevolezza di poterlo fare anche attraverso i gesti più semplici. Ti faccio i migliori auguri e spero che continuerai a seguire il nostro lavoro.

Antonio Galdo