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No alle armi, la storia di un pistolero pentito. E di una ragazza 18enne che sfida Trump (video)

Scott Dani Pappalardo ha filmato il suo fucile distrutto con una motosega: «Non voglio che questa arma uccida una vita». Emma Gonzales guida la rivolta dei giovani contro l’America dalla pistola facile.

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NO ALLE ARMI

Forse un giorno Scott Dani Pappalardo e Emma Gonzales avranno un posticino nei libri di storia. Sono loro, infatti, i personaggi-simbolo di un vento nuovo che sta soffiando in America sul delicatissimo tema della corsa alle armi, che finora non ha aumentato la sicurezza nel Paese ma continua solo a fare vittime innocenti.

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RIFIUTO DELLE ARMI

Pappalardo è un tipico americano pistolero. Sul braccio ha un tatuaggio, dove viene riportato il secondo emendamento della Costituzione americana: il diritto per tutti i cittadini di detenere armi da fuoco. Per difendersi, appunto. E spesso per uccidere. Dopo l’ultimo episodio delle 17 persone sterminate in una scuola della Florida, Scott Dani Pappalardo ha fatto un gesto molto forte: ha filmato la distruzione del suo fucile, un Ar-15, lo stesso modello della strage. Nelle immagini si vede Pappalardo che imbraccia l’arma, racconta il suo percorso di pistolero, e poi, zac, si alza e la fa a pezzi con una motosega. Dicendo questa frase: «Non voglio che questa arma uccida una vita».

(Il video è tratto dalla pagina Facebook di Scott Dani Pappalardo)

PER APPROFONDIRE: Stragi in America, quando la democrazia è in ginocchio di fronte alle armi

MARCIA CONTRO LE ARMI

Il video è diventato virale, come l’energia e la chiarezza di Emma Gonzales, la ragazza diciottenne alla testa del movimento giovanile che protesta in tutta l’America contro la vendita dissennata delle armi da fuoco. Emma ha sfidato Trump a un confronto sulle 346 sparatorie di massa, quasi una al giorno, che lo scorso anno hanno insanguinato l’America. E il presidente, che sicuramente non accetterà un faccia-a-faccia con la giovane, non potrà scansare le marce di protesta previste davanti alla Casa Bianca.

E qui c’è il fatto nuovo. In un Paese dove nessun partito, né i democratici né i repubblicani, muoverà mai un dito per ridurre la vendita delle armi, per la paura di perdere voti e di entrare nel terreno minato dalla scarsa popolarità, la svolta può arrivare solo da movimenti spontanei. Come quello organizzato da Emma Gonzales. E può arrivare solo da una nuova generazione di giovani che finalmente si decidono a ribellarsi a questa assurda idea che gli Stati Uniti non rinunceranno mai alla loro sottocultura di pistoleri. Quella che fa molto comodo alla potentissima lobby delle armi, la Nra (National Rifle Association), ai primi posti, ovviamente, tra i finanziatori della campagna elettorale di Trump.

(Nell’immagine di copertina Scott Dani Pappalardo)

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