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Freedhome, il negozio che dà un futuro ai detenuti vendendo i prodotti fatti in carcere

Dai dolci della “Banda Biscotti” della casa circondariale di Verbania ai cosmetici che arrivano dalla Giudecca di Venezia. In questo store di Torino si possono trovare gli articoli realizzati dalle imprese attive in tutta Italia all’interno del mondo penale. L’obiettivo è sostenere la creazione di lavoro

Freedhome, il negozio che dà un futuro ai detenuti vendendo i prodotti fatti in carcere
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NEGOZIO PRODOTTI FATTI IN CARCERE –

Un negozio che mette in vendita i prodotti di chi sta provando ad approfittare di una seconda possibilità. È questo “Freedhome”, uno spazio espositivo nel centro della città di Torino, in via Milano 2/C, dove è possibile acquistare articoli realizzati dalle imprese attive in tutta Italia nel mondo delle carceri. Così tra gli scaffali si possono trovare i “Brutti e Buoni” dei detenuti di Brissogne, i dolci della “Banda Biscotti” della casa circondariale di Verbania, ma anche i cosmetici che arrivano dalla Giudecca di Venezia. L’iniziativa, realizzata grazie all’aiuto del comune di Torino e della Compagnia di San Paolo, e stata resa possibile dal lavoro di un gruppo di detenuti che si sono occupati dei restauri. L’obiettivo del negozio, hanno dichiarato gli organizzatori, è dare visibilità a determinate iniziative sociali, ma soprattutto sostenere la creazione di lavoro nell’ottica del recupero sociale dei detenuti.

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FREEDHOME TORINO –

L’economia carceraria in Italia vanta un giro d’affari sui 5-6 milioni di euro e impiega un migliaio di detenuti. Una realtà economica e sociale che, però, necessità posti come Freedhome per crescere in visibilità e soprattutto per avere uno sbocco sul mercato. Il lavoro in carcere, infatti, consente ai detenuti un percorso di crescita in vista della riabilitazione che, per essere piena, non può che passare attraverso l’apprendimento di un lavoro da poter svolgere una volta rintrodotto nella società. Di esempi virtuosi tra i scaffali del negozio di Torino ce ne sono moltissimi e vanno dalle t-shirt che arrivano dal carcere di Torino (Extraliberi) e dal carcere di Genova Marassi, al caffè, le tisane e il thè lavorato dai detenuti di Pozzuoli (Caffè Lazzarelle il nome della cooperativa di lavoro creata nella casa circondariale del Napoletano). Inoltre a breve comincerà un periodo di sperimentazione che consentirà a un ex detenuto di lavorare nello store di Torino.

NEGOZIO PRODOTTI FATTI IN CARCERE2

IL BELLO E IL BUONO DEL CARCERE –

Ma Freedhome non vuole essere solo un negozio, ma piuttosto un laboratorio di idee e progetti per ribadire forte e chiaro che l’economia carceraria è la chiave di volta per ripensare in modo efficace un sistema penitenziario in profonda crisi come quello italiano. E quale modo migliore se non partire dalle eccellenze prodotte da chi cerca riscatto? In questo negozio di Torino credono sia la chiave giusta per rianimare vite che troppo spesso vengono dimenticate.

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook di Freedhome

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