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Energie rinnovabili: il governo boccia il mini eolico e regala una pioggia di incentivi agli ex zuccherifici

La proposta del ministro Guidi è sciagurata: una riduzione del 40 per cento dei contributi per i piccoli impianti alimentati dal vento. E tanti soldi agli ex industriali dello zucchero che scaricano sullo Stato i loro guai.

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MINI EOLICO INCENTIVI –

Non ci siamo. Il governo Renzi continua a promettere una nuova politica energetica, ispirata a una maggiore efficienza e sostenibilità, ma intanto procede a passo spinto verso interventi che penalizzano il promettente settore delle rinnovabili. Mentre l’intero settore è in attesa, dal dicembre scorso, di un nuovo decreto per calibrare gli incentivi, adesso dal ministero dello Sviluppo trapelano altri interventi in campo energetico che saranno valutati dal ministero dell’Ambiente.

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INCENTIVI IMPIANTI BIOMASSA –

Di che cosa stiamo parlando? Innanzitutto di un bel regalo, con una pioggia di incentivi, agli ex industriali del settore dello zucchero, tanto cari al ministro Federica Guidi, che proviene, guarda caso, proprio dall’establishment confindustriale e che si è presentata alla recente assemblea nazionale degli imprenditori con questa battuta: «Abbiamo fatto tutto quanto ci avete chiesto».

Gli incentivi serviranno a trasformare gli ex zuccherifici, ormai fuori mercato, in impianti di produzione energetica a biomasse. Tutto con i soldi dello Stato che ancora una volta tira fuori gli imprenditori dai loro guai. Al contrario, invece, viene dato un taglio netto, il 40 per cento, agli incentivi per gli impianti di mini-eolico, quelli più vicini alla domanda delle famiglie e non protetti da alcuna lobby industriale. Stessa cosa per gli impianti di rinnovabili di piccola generazione, anche in questo caso parliamo di quelli familiari e condominiali, che sono oltre mezzo milione in Italia (584.567 per la precisione).

DECRETO RINNOVABILI 2015 –

È una politica sbagliata che favorisce i più forti e non incentiva la diversificazione delle fonti energetiche dal basso, cioè dai piccoli investimenti. Eppure ormai in Italia quasi il 40 per cento delle forniture energetiche arrivano attraverso le fonti rinnovabili, da valorizzare, senza eccessivi regali ma con una seria politica industriale. C’è solo da augurarsi che il ministro Gian Luca Galletti faccia sentire la sua voce, e si opponga alla proposta della collega Guidi che sembra impegnata a continuare nel governo la sua precedente attività di rappresentante degli imprenditori.

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