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Ma servono ancora i vertici mondiali sullAmbiente?

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A questo punto la domanda è legittima: ma servono ancora questi costosissimi vertici mondiali sull’ambiente? A Cancun si riuniranno, per un paio di settimane, affollate delegazioni (15mila persone) di 194 paesi del mondo, protette da un impressionante schieramento di forze dell’ordine (6mila soldati). E alla fine, giurateci, la montagna partorirà il solito topolino, come in occasione del flop del vertice di Copenhagen dello scorso anno che pure era stato presentato come «l’ultima occasione per salvare il mondo». Lo scetticismo generale è talmente alto che a Cancun non arriverà nessun capo di governo, come a Copenhagen, ma soltanto i ministri dell’Ambiente, e la possibilità di un nuovo trattato internazionale è pari a zero.

La verità è che di fronte ai problemi climatici e ambientali, il mondo è fermo. Paralizzato. L’America di Barack Obama, che pure aveva sollevato grandi e suggestive speranze, è paralizzata dal quadro politico: la nuova maggioranza repubblicana al Congresso rende impossibile l’approvazione di una nuova legge (Energy Bill) per adottare limiti sulle emissioni di C02. La Cina, il primo paese al mondo per emissioni di anidride carbonica (24 per cento del totale) ma anche il primo investitore in tecnologie per le energie rinnovabili, non ha alcuna intenzione di legarsi le mani con impegni formali. E così l’India, il Brasile e buona parte delle economie emergenti. L’Europa è troppo debole e divisa per contare al tavolo dei negoziati e la carbon tax, che molti esperti considerano l’unica soluzione per tagliare subito le emissioni, è complicata da proporre in un contesto di recessione ancora in atto.

E’ facile così prevedere che da Cancun, al netto di una piacevole vacanza sulle spiagge del Messico, i 15mila delegati torneranno con le mani vuote, a parte il solito comunicato con generici allarmi e auspici. «Dobbiamo imparare a convivere con i cambiamenti climatici» ha scritto in copertina, presentando il vertice di Cancun, il settimanale Economist, riferendosi si microcomportamenti che, in attesa di una svolta sul piano delle relazioni internazionali, possono dare un contributo importante alla tutela del Pianeta. Partendo dal basso, dalle nostre case e dai nostri stili di vita. Eliminare l’uso dei sacchetti di plastica, ridurre la circolazione delle auto, non utilizzare imballaggi (valgono quasi la metà di tutti i rifiuti), imparare ad usare gli elettrodomestici in casa per migliorarne l’efficienza e abbassarne il consumo di energia, evitare lo stand by. Sono gesti semplici, che però moltiplicati per milioni di uomini e donne, possono dare risultati immediati e risultare molto più efficaci di questi inutili e costosi vertici mondiali.