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Lo spreco delle notti inutili in ospedale

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Arrivata l’estate, tempo di partenze, e molte famiglie pensano bene di sbarazzarsi del nonno o del suocero piazzandoli in ospedale. Per accertamenti. Ma il ricovero inutile è una prassi molto diffusa in Italia e fa parte integrante degli sprechi nella spesa pubblica sanitaria (un giorno di degenza costa, in media, almeno mille euro) con la solita differenza geografica che dovrebbe fare riflettere quando si procede con i tagli. Le cause che portano allo spreco dei ricoveri inutili sono almeno tre. Innanzitutto la brutta abitudine di accettare il paziente in ospedale già alcuni giorni prima dell’intervento: per gli accertamenti, le visite di controllo, gli esami dei referti, e l’ambientamento in corsia. Cose che servono realmente? Assolutamente no, se guardiamo alla classifica regionale per la degenza preoperatoria programmata nelle diverse regioni. In Friuli Venezia Giulia, nelle Marche, in Emilia Romagna e in Lombardia non hai bisogno neanche di un giorno di ricovero anticipato per la preparazione al bisturi; in Molise, Lazio, Calabria, Campania e Basilicata, invece, si va da due a quattro giorni. A Catanzaro, i misteri degli sprechi sanitari sono veramente paradossali, c’è l’abitudine di entrare in ospedale almeno sette giorni prima dell’intervento. Tutto sul conto del servizio pubblico.

Una seconda causa dei ricoveri inutili è quella legata alla mancanza di alternative, laddove esistono patologie che possono essere curate a casa, magari con i servizi a domicilio, e invece finiscono per intasare le corsie ospedaliere. Altro spreco. Accade in particolare con i virus stagionali, le influenze che mal curate possono produrre danni seri, specie per gli anziani. Così, sempre al Sud, dalla Puglia alla Sardegna, si finisce in ospedale per l’influenza trenta o quaranta volte in più della media nazionale. E i medici di base non forniscono, come in altre regioni del Nord, il servizio di assistenza 24 ore su 24. Paura di sbagliare o semplice assenteismo?

Terzo motivo che alimenta i ricoveri inutili: i tempi di attesa degli interventi, con un autentico circolo vizioso di sprechi. Hai una colica biliare? Se accade in Lombardia si scrive una lettera al medico di famiglia, si indicano farmaci e accertamenti da eseguire fino al giorno dell’operazione. E si va a casa. Se invece l’attacco ti colpisce in Campania, resti bloccato almeno una settimana in corsia in attesa che sia libera la sala operatoria per l’intervento. Stesso discorso per il femore: l’operazione, che gli ortopedici suggeriscono di eseguire in modo tempestivo per favorire il completo recupero, si riesce a fare entro le 48 ore soltanto nel 31 per cento dei casi. In Liguria aspetti un giorno, a Caserta oppure a Reggio Calabria resti bloccato in corsia anche un mese. Tanto alla fine non devi pagare neanche un euro.