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Lo spreco del corpo che si nasconde dietro lepidemia di anoressia

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La psicanalista Pamela Pace ha scritto un libro (Un dolore inFame, edizioni Mondadori) che suggerisco a tutti i genitori che hanno i figli adolescenti. Ne parliamo anche all’interno delle news del sito, con un’intervista alla Pace che ricorda alcune indicazioni, orientate dal buon senso, per affrontare in famiglia l’anoressia. Primo consiglio ai genitori: non insiste con gli inviti a mangiare, possono essere controproducenti e indurre alla resistenza: Secondo: offrite più tempo ai figli, senza tenere con loro un atteggiamento inquisitorio. Terzo: contattate i medici, quando è assolutamente necessario.

Purtroppo l’anoressia sta assumendo i contorni di un’epidemia che in Italia colpisce oltre 2 milioni di ragazzi, mentre una giovane su dieci in età compresa tra i 12 e i 25 anni presenta gravi disturbi dell’alimentazione. Dunque, il “che cosa fare” rappresenta un’indicazione fondamentale e, per i casi più gravi, esistono molti centri che svolgono un eccellente lavoro con ottimi risultati. Ho visitato e conosciuto, per esempio, la sede di Palazzo Francisci a Todi (www.ausl2.umbria.it), una struttura pubblica affidata alla dottoressa Laura Dalla Ragione, e sono rimasto impressionato per la passione e la professionalità con la quale i ragazzi sono curati. Rispetto alle indicazioni della Pace, vorrei aggiungere solo un elemento di cui mi sono convinto durante i miei viaggi nell’universo delle malattie che derivano da disturbi alimentari: l’anoressia è una forma di spreco del proprio corpo, e in qualche drammatico caso della propria vita. Se riuscissimo a spiegarlo, in modo sereno e convincente ai nostri figli, la battaglia per fermare l’epidemia sarebbe più facile da combattere.