L’energia fai-da-te, dal ballo alla cyclette
La pista da ballo del Watt di Rotterdam trasforma l’energia cinetica in energia elettrica
La corsa all’energia verde e alle fonti di energia rinnovabili ha iniettato linfa vitale nella ricerca di sistemi per recuperare energia nei modi più disparati: l’esercizio fisico in palestra, i passi dei pendolari nelle stazioni di Londra e sui marciapiedi di Tokyo, il ballo sfrenato nelle discoteche di Rotterdam o il movimento delle automobili su strade e dossi: questi sono alcuni dei primi tentativi attuati di raccogliere energia parassitaria. Con questo termine si definiscono in pratica tutte quelle tecnologie sviluppate per riutilizzare l’energia cinetica dei movimenti di umani od oggetti che altrimenti verrebbe sprecata.
Le tecnologie utilizzate sono principalmente due. La prima, sviluppata nell’ambito del progetto VIBES (Vibration Energy Scavenging), finanziato dall’UE nel 2007, prevede l’utilizzo di un micro-generatore chiamato Mk2, in grado di produrre energia elettrica sfruttando le vibrazioni dell’ambiente circostante in modo particolarmente efficiente.
Un’evoluzione di questo metodo è alla base del sistema implementato nel “Sustainable Dance Floor” della discoteca Watt di Rotterdam che, unito a una serie di altri accorgimenti ecocompatibili, permetterebbe di risparmiare fino al 50% dell’energia necessaria per l’illuminazione e gli effetti luce, riutilizzando l’energia del ballo. Una simile iniziativa, supportata dall’associazione Club4climate è stata attuata anche in una serie di eventi ecologici legati a varie discoteche londinesi.
A differenza dell’Italia (dove non esistono ad oggi iniziative rilevanti in questo campo), il Regno Unito sembra essere particolarmente interessato alla raccolta di energia parassitaria. Uno studio portato avanti dalla società The Facility Architects punta a installare nelle stazioni delle metropolitana londinese un sistema in grado di trasformare in elettricità l’energia sprigionata dai passi dei 34.000 passeggeri che la utilizzano ogni giorno (anche a Tokyo, in Giappone, è stato testato un sistema simile). Il progetto più recente riguarda invece, come riporta il giornale inglese The Observer, la realizzazione di “rampe stradali elettrocinetiche”, cioè dossi artificiali che, oltre a rallentare le vetture nelle zone abitate, ne sfrutterebbero l’energia cinetica per alimentare semafori e altri segnali stradali.
Mentre a Hong Kong la catena di palestre California Fitness ha già implementato un sistema per riutilizzare l’energia che i suoi frequentatori disperdono su cyclette e tapis roulant, uno dei progetti più concreti arriva da Tel Aviv, dove, secondo quanto riportato dall’associazione inglese ETA (Environmental Transport Association) alcuni ingegneri israeliani della società Innowattech stanno testando, su un pezzo di strada lungo 100 metri, un sistema basato su IPEG, Piezo Electric Generators. La “piezoelettricità” è una tecnologia che sfrutta la pressione per creare elettricità, come in un comune accendigas. Nel sistema messo a punto da Innowattech, dei particolari cristalli sono in grado di trasformare la pressione meccanica in corrente elettrica e, allo stesso tempo, raccogliere informazioni digitali sul traffico. L’obiettivo del progetto israeliano è di produrre fino a 400 kilowatt per un tratto di strada di un chilometro, oppure di utilizzare lo stesso sistema su reti ferroviarie e piste d’atterraggio aeroportuali.
Naturalmente tutti questi progetti sono molto affascinanti per quello che potrebbero offrire: discoteche che preservano l’ambiente, strade che auto-alimentano il traffico di auto elettriche, con un risparmio notevole a livello sia ambientale sia economico. La strada, quella verso la piena eco-sostenibilità, però, è ancora lunga. Uno degli ostacoli principali sono i costi: il pavimento della discoteca di Rotterdam è costato 257.000 dollari e al momento è più un’iniziativa mediatica che un vero progetto di “energy harvesting”. Lo stesso vale per l’esperimento israeliano: le tecnologie per ricavare energia piezoelettrica sono ancora in fase embrionale e, anche se si stanno evolvendo rapidamente, al momento non permettono di immagazzinare elettricità in modo abbastanza efficiente. Anche i dossi stradali inglesi non costano poco - tra le 20.000 e le 55.000 sterline – e in teoria (con un flusso di traffico continuo) permetterebbero di risparmiare “solo” tra le 5.000 e le 20.000 sterline all’anno, senza contare il dispendio energetico necessario per la loro produzione. La speranza è che la “corsa all’energia verde”, che sembra essere stata innescata da governi e industrie, permetta di trasformare queste “brillanti idee” in progetti sempre più concreti.
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