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Lee Duck-Hee, il tennista sordo che è più forte di chi ci sente

Ha diciannove anni ed è coreano, fin da piccolo è stato cresciuto insieme ai bambini normodotati e oggi è uno dei giovani tennisti asiatici più forti in circolazione. Per sopperire alla mancanza di udito ha sviluppato una straordinaria capacità di osservazione

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LEE DUCK-HEE –

Batte, riceve e vince le partite. Lee Duck-Hee è coreano, ha diciannove anni e vedendolo giocare si ha la sensazione di essere davanti a un tennista come gli altri. Ma non è così: questo ragazzo è in possesso di un talento talmente cristallino che gli permette di sopperire magnificamente alla mancanza di un elemento fondamentale per il gioco: l’udito. Lee, infatti, è sordo dalla nascita e non può sentire il suono della pallina colpita dalla sua racchetta, uno dei modi migliori per rendersi conto di quanto il proprio colpo sia stato efficace o per  rispondere a quello di un avversario. Eppure questo ragazzo compete ad altissimi livelli, alla pari con gli atleti normodotati. Al momento occupa la 149ma posizione nel ranking mondiale Atp e a breve potrebbe partecipare al suo primo torneo del Grande Slam.

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TENNISTA SORDO –

Il percorso di Lee è stato tutt’altro che facile ma è la testimonianza di quanto l’impegno e la perseveranza possano portare a scalare anche montagne che sembrano insormontabili. Molto del merito dei suoi risultati va ascritto ai genitori che fin da quando era piccoli si sono preoccupati di mantenerlo sempre in contatto con i bambini normodotati, per permettergli di inserirsi a pieno nella società senza mai sentirsi troppo “diverso”. Questa scelta gli ha permesso di raggiungere un’indipendenza che molti ragazzi con la sua stessa patologia faticano ad avere.

ATLETI CON DISABILITÀ –

I genitori, durante il periodo della scuola, hanno fatto la scelta decisiva di iscrivere Lee a dei corsi pomeridiani in un normale scuola, oltre che in quello per sordi che frequentava la mattina, per dargli la possibilità di rimanere in contatto anche ragazzi normodotati. Un’altra caratteristica distintiva di Lee è quella di non aver mai imparato la lingua dei segni, preferendo affinare negli anni la tecnica della lettura del labiale grazie alle esercitazioni fatte con la madre fin da piccolo. La passione dello sport, invece, si deve al padre che lo spinse a giocare a Tennis da piccolissimo. Inizialmente gli allenatori, pur riconoscendo un grande talento, erano scettici sulla possibilità di crescita agonistica del ragazzo. Idea che pian piano dovettero cambiare a causa della grande forza di volontà di Lee che giornalmente faceva registrare passi da gigante. Per riuscire a raggiungere i livelli più alti ha avuto bisogno di migliorare continuamente la sua capacità di osservazione, che era l’unica strada per sopperire alla mancanza di udito. Dalla sua condizione, però, è riuscito anche a trarre dei vantaggi. A differenza dei suoi colleghi, infatti, che spesso vengono distratti dai rumori, Lee riesce a mantenere la concentrazione a lungo e durante le partite non viene distratto da tutto quello che lo circonda. Oggi è uno dei giovani tennisti asiatici più forti in circolazione ma non lo considera un punto d’arrivo, anzi. I suoi obiettivi sono: migliorare la posizione raggiunta dal tennista coreano più forte di sempre, Lee Hyung-taik, che nel 2007 raggiunse la 36ma posizione, e subito dopo diventare il numero 1 nel ranking mondiale. Un sogno che, considerate le difficoltà che ha già superato, è meno irrealizzabile di quanto si possa immaginare.

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