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Le mangrovie anti tumore

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L’Ecteinascidia Turbinata è un piccolo organismo che vive nelle radici delle mangrovie dei Caraibi e potrebbe rappresentare una svolta nella terapia di alcuni tipi di tumore ovarico contro cui, fino a oggi, non c’erano farmaci realmente efficaci. La trabectedina (questo il nome della molecola) è stata infatti approvata dall’Emea, l’ente europeo di controllo sui farmaci, anche per questa indicazione dopo quella, ottenuta qualche anno fa, per alcuni sarcomi.

È il punto di arrivo di una storia in gran parte italiana, che ha visto l’Istituto Mario Negri e altri centri di ricerca nostrani in prima fila, sostenuti da finanziamenti Airc, e che dimostra come la ricerca di base, se ben condotta, possa portare a risultati. Spiega Maurizio D’Incalci, capo dipartimento oncologia del Negri: «I primi test, condotti 15 anni fa in collaborazione con altri centri come il Dipartimento di scienze biomolecolari dell’Università di Milano, hanno mostrato che questa molecola agisce in modo diverso rispetto agli altri antiblastici, perché modula selettivamente l’espressione di alcuni geni alterati nei tumori». Inoltre sono stati condotti a Villejuif in Francia, all’Istituto Oncologico della Svizzera italiana, in quello dei Tumori e in quello europeo di Oncologia di Milano gli studi nell’uomo, che hanno portato alla prima approvazione. Raffaella Goavazzi del Negri dimostrava, con studi sui topi finanziati Airc, che i tumori dell’ovaio sono particolarmente sensibili alla trabectedina. Queste ricerche sono state la base per le sperimentazioni cliniche hanno poi portato alla registrazione del farmaco in Europa. Il carcinoma ovarico colpisce ogni anno 5 mila italiane e ne uccide 3 mila.