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Lassalto degli spillionaires che speculano sui disastri ambientali

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Ricordate il disastro ambientale nel Golfo del Messico? Era l’estate del 2010 quando, in seguito alla rottura di alcuni pozzi petroliferi della compagnia British Petroleum (BP), fiinirono in mare circa 60mila barili di greggio al giorno: una tragedia senza precedenti negli Stati Uniti che spinse il presidente Barack Obama a usare il pugno di ferro contro la multinazionale dell’oro nero. Così Obama, sotto la pressione di un’opinione pubblica indignata e preoccupata, ha costretto i dirigenti della BP a istituire un fondo, Oil Spill Liability Trust Fund, con 20 miliardi di dollari destinati ai risarcimenti per i cittadini e le imprese di Louisiana, Mississipi ed Alabama, danneggiati dalla catastrofe ecologica. I petroldollari che escono dalle asse di BP, dopo l’immenso spreco ambientale, stanno alimentando un maxi-speculazione sul territorio che ricorda molto da vicino la corsa ai fondi pubblici nelle regioni meridionali attraverso pratiche per finanziare finti investimenti. Al momento le richieste arrivate all’Autorità federale, che approva le pratiche e gestisce i fondi, sono già quasi 900mila: più della metà si appoggiano su una documentazione "poco credibile" e 8mila domande sono state segnalate agli uffici giudiziari come possibili frodi ai danni del governo federale. Dal disastro del Golfo del Messico sta nascendo un autentico blocco sociale di "nuovi ricchi" locali, conosciuti nella zona come gli spillionaires, una crasi tra millionaires e spill, che significa fuoriuscita (in questo caso di petrolio). Tutti vogliono essere bagnati dalla marea dei petroldollari e considerano la sciagura del greggio finito in mare come l’occasione giusta per cambiare vita. Una piccola impresa di elettrodomestici ha chiesto un maxi-rimborso sostenendo che il petrolio della BP ha bloccato le sue vendite, un gruppo di spogliarelliste si sono fatte avanti lamentando il crollo della loro attività nei locali notturni della zona, anche i gestori di piccole stamberghe segnalano perdite milionarie e chiedono di entrare nel club dei fortunati risarciti. Ovviamente, il motore di tanti affari con i soldi messi sul tavolo dalla BP per ordine del presidente degli Stati Uniti e gestiti dal governo federale é nelle mani si scaltri avvocati, molto abili nel trovare il perno al quale aggrapparsi per ottenere il rimborso. Nelle strade delle regioni più colpite dal disastro del Golfo del Messico, compaiono grandi cartelloni pubblicitari con le facce sorridenti degli avvocati e dei consulenti, specializzati nell’istruire le pratiche di risarcimento, che dicono: .  E quando l’istruttoria va a buon fine al cliente viene presentata una parcella pari ad almeno un terzo del risaricmento ottenuto. Insomma: gli affari degli spillionaires  vanno a gonfie vele grazie a un ambientalismo truccato che colpisce due volte. Prima con una catastrofe ambientale, e poi con una truffa da esperti vampiri di soldi pubblici.