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La psicosi del cibo avvelenato

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Per ammortizzare i danni economici del batterio killer in Italia, sabato 4 giugno il governatore del Veneto Luca Zaia ha organizzato una festa con un’insalata gigante di cetrioli. «Mangeremo tutti assieme i prodotti ortofrutticoli veneti e italiani, alla faccia dei tanti che, come purtroppo sempre accade in questi casi, fanno di tutto per menar gramo», dice l’esponente della Lega Nord che ha invitato anche il presidente veneto della Coldiretti Giorgio Piazza al banchetto.
Non sarà molto, forse, ma almeno cercherà di risollevare le sorti economiche del settore agroalimentare italiano, che viene colpito in uno dei suoi rami più floridi, quello dell’esportazione. Perché dopo le rassicurazioni del ministero della Salute, l’unico vero pericolo che corre l’Italia è infatti il danno economico per i produttori agricoli: il giro d’affari è infatti di 4,1 miliardi di euro. Ma, mentre Zaia banchettava a lattuga a Treviso, è arrivata la notizia del primo caso di E. Coli in Italia. Il paziente è un turista tedesco che ha accusato problemi intestinali a Merano, in Alto Adige.
Intanto la commissione dell’Unione europea ritiene che «ogni embargo completo come sproporzionato». Ma sono in molti in Italia a spingere per un blocco delle importazioni.
CONTROLLI SULL’ETICHETTATURA. Il Codacons, l’associazione dei consumatori, ha già segnalato una riduzione delle vendite di almeno 15%. Per questo motivo, le associazioni di categoria chiedono controlli a tappeto nei negozi e multe per i negozianti che non rispettano la normativa sull’etichettatura.
L’obiettivo è che vengano introdotte misure simili a quelle che 10 anni fa ridussero l’effetto «mucca pazza» sulle carni: se il consumatore ha chiara l’origine di provenienza del prodotto allora compra. In caso contrario, preferisce non rischiare.
Del resto, la contaminazione da batteri è diventata motivo di preoccupazione per il 62% dei cittadini europei, ma la percentuale è salita al 79% in Italia. «Anche per il rincorrersi di notizie contraddittorie che spesso si rivelano infondate», dicono dalle associazioni di categoria, perché l’attacco a verdura e frutta in Europa ricade spesso sulle esportazioni italiana. E i dati dicono che in una settimana sono stati bruciati 20 milioni di euro.

In Italia le esportazioni valgono 4,1 miliardi di euro

La fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo, dicono gli agricoltori. Perché il crollo dei consumi di frutta e verdura in Germania e in altri Paesi europei coincide con la stagione importante per la produzione nazionale di frutta e verdura.
In Italia rappresenta la voce più importante delle esportazioni agroalimentari per un valore complessivo di 4,1 miliardi di euro, superiore a quello del vino.
Non solo. L’arrivo del batterio killer in Europa ha fatto salire a 5 miliardi i danni provocati dalle psicosi nei consumi generati da emergenze alimentari, vere e presunte, che si sono verificate nell’ultimo decennio. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti in cui si evidenzia che il panico indiscriminato in Germania ha di fatto bloccato le spedizioni nazionali di frutta e verdura con perdite di 3 milioni di euro al giorno.
TRA LE SOLUZIONI L’ETICHETTATURA. Sono state stimate pari a 2 miliardi le perdite subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della carne subite solo a seguito dell’emergenza «mucca pazza» principalmente per il crollo dei consumi che si sono quasi dimezzati nel momento più acuto della crisi per poi riprendersi molto lentamente nonostante le misure di prevenzione adottate. All’epoca funzionò l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne bovina in vendita.

La preoccupazione degli italiani sulle contaminazioni del cibo

La grande reattività dei consumatori alle emergenze sanitarie alimentari è stata evidenziata dall’indagine Eurobarometro dalla quale si evidenzia che ben l’86% degli italiani è preoccupato della sicurezza del cibo al quale viene addirittura associato un rischio potenziale superiore a quello di un incidente in macchina, dell’essere vittima della criminalità o delle malattie.
In sostanza, secondo le indagini delle associazioni, il 57% degli italiani teme le contaminazioni del cibo da parte delle confezioni, l’80% del virus dell’influenza aviaria, l’82% è preoccupato che nelle carni ci siano ormoni e l’83% teme la presenza di mercurio nel pesce o diossina nella carne.
IL PERICOLO DELLA SCARSA INFORMAZIONE. Per questo motivo, secondo il Codacons a contribuire a questo ribasso nelle vendite c’é sicuramente il mancato blocco delle importazioni, che non aiuta certo a rassicurare gli italiani sulla sicurezza dei prodotti commercializzati in Italia. In particolare, la scarsa informazione e la mancata individuazione del prodotto contaminato. Un danno ingente per i produttori italiani che dicono: «Ricordiamo che il 20% dei negozi di frutta e verdura espone ancora un’etichetta irregolare e non indica la provenienza del prodotto agricolo».
In sostanza, gli italiani non comprano se non capiscono da dove arriva il prodotto che stanno per acquistare.