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La povertà è un delitto che si ripete ogni giorno (Lev Nikolaevic Tolstoj)

Un libro di Tolstoj, Che fare?, scritto girando per i quartieri poveri di Mosca per raccontare uomini e donne in miseria. E per dare una risposta all'ingiustizia sociale. Un testo attualissimo, che sembra parlare della povertà oggi.

La povertà è un delitto che si ripete ogni giorno (Lev Nikolaevic Tolstoj)
La povertà di oggi
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LA POVERTÀ OGGI

Lev Nikolaevic Tolstoj non è stato solo una grande, grandissimo scrittore. È riuscito anche a unire alle pagine della sua letteratura universale, una sete di giustizia che, senza mai scivolare nella retorica astratta, lo scrittore russo ha provato a declinare in modo concretto. A partire dallo sgomento, e dalla voglia di ribellione, di fronte a una delle peggiori ingiustizie di allora, e di oggi: la povertà.

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CHE FARE DUNQUE? LA POVERTÀ OGGI

Per chi ha voglia di trovare una conferma a questo profilo di Tolstoj, filosofo, saggista, uomo indignato dall’etica, dall’estetica e da una virale spiritualità, suggeriamo la lettura di un libro davvero imperdibile, un libro da portare anche nelle scuole per sua straordinaria attualità Che fare, dunque? (Fazi editore). Quando scrive questo testo, Tolstoj è già ricco e famoso, ha già esplorato, in libri che diventeranno eterni (come Guerra e Pace  e Anna Karenina), tutti gli angoli dell’uomo, compresi i più oscuri, e si è inoltrato a lungo nell’abisso dello spreco della vita che si perde nella palude del male, laddove abbiamo sempre la possibilità di scegliere il bene. Con Che fare, dunque?, invece lo scrittore russo decide di realizzare un reportage sul campo, di toccare con mano, da vicino, uomini e donne disperati che vivono a Mosca nella miseria, nella povertà e nel freddo. Questa volta la realtà, come spesso accade in letteratura, supera l’immaginazione: e Tolstoj, il conte Tolstoj, uomo di successo e di rango, si mostra sconvolto, sconcertato di fronte a un’infelicità che, come scrive, <deriva dalla schiavitù in cui alcuni individui costringono gli altri>.

UN LIBRO DI TOLSTOJ CONTRO LA POVERTÀ DI OGGI E DI IERI

Tolstoj ogni giorno, all’ora del tramonto, lascia la sua villa e gira, per ore e ore, nella strade di Mosca, nei quartieri popolari, per indagare sulla umanità dei derelitti e per dare un volto, una storia, una narrazione autentica, a un pezzo di umanità abbandonata. E la sua indignazione sale, sale,specie quando tanta miseria si contrappone, nelle descrizioni di Tolstoj allo sfarzo, allo spreco, alla vita dissipata, di tanti ricchi, compagni di classe e di fortuna dello scrittore. E la domanda Che fare?, diventa un urlo, il titolo di una ribellione. Un urlo che richiama alla responsabilità di tutti, alla necessità di non restare indifferenti e passivi di fronte alla povertà, a non mettere la testa nella sabbia mentendo a stessi. A fare, insomma. Non a caso,il titolo di questo libro e il vigore morale che lo sostiene verranno ripresi da tanti uomini che, in modi diversi e qualche volta anche contraddittori, poi si batteranno, sul campo, contro la povertà. Da Lenin a Gandhi, arrivando poi fino a Mandela.

CHE FARE CONTRO LA POVERTÀ DI OGGI?

Questa domanda, Che fare?, sintesi di un testo che sembra scritto oggi, ci richiama all’enorme ingiustizia sociale che abbiamo sotto gli occhi, a una povertà che si allarga, mentre la ricchezza si restringe in mani sempre più selezionate. Un disequilibrio che, dopo Tolstoj precipitò nella rivoluzione russa, e che oggi, dobbiamo riconoscere, appare senza una risposta, senza una soluzione convincente, senza una consapevolezza che eviti altre rivoluzioni ma renda il mondo più giusto.

STORIE DI CHI COMBATTE LA POVERTÀ

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