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Intolleranze e allergie alimentari, come affrontarle in modo corretto, con il medico giusto e senza sprechi

Solo una fetta molto contenuta della popolazione, circa il 12 per cento dei bambini e l’8 per cento degli adulti, è realmente affetto da disturbi del genere. Per questa ragione, per evitare trattamenti inutili e dannosi o privazioni superflue, è necessario sapere come muoversi quando si sospettano dei sintomi

Intolleranze e allergie alimentari, come affrontarle in modo corretto, con il medico giusto e senza sprechi
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INTOLLERANZE ALIMENTARI –

Quanti sprechi si consumano attorno alle allergie alimentari. Il problema esiste, e guai a negarlo: mal di testa, sonnolenza, ansia e perfino alcuni tipi infezioni che nascono dall’intolleranza o dall’allergia per alcuni prodotti alimentari. Ma non bisogna esagerare, come dimostra per esempio il fatto che ormai un italiano su due cambia menù, e dieta, nella convinzione, che magari gli è stata messa in testa da qualche incompetente di turno, di essere intollerante a qualche alimento. Mentre in realtà le allergie alimentari, secondo gli studi scientifici più attendibili, non riguardano più del 12 per cento dei bambini e dell’8 per cento della popolazione adulta.

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Da qui, da questa esagerazione a sua volta figlia di suggestioni più che di fatti, nascono gli sprechi. Migliaia di euro per test e analisi inutili. L’assunzione di farmaci che non servono a nulla. L’esclusione di cibi, a partire da legumi, uova , pomodori e formaggi, che invece si possono assumere tranquillamente. Uno spreco, dunque, di denaro e di salute, in quanto a forza di rincorrere intolleranze e allergie inesistenti, si rischia poi di rinunciare alla dieta giusta per la propria salute. Oppure, come accade spesso, si ritiene l’intolleranza la causa di un aumento di peso, laddove invece ciò che conta è lo stile di vita sbagliato.

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COME AFFRONTARE ALLERGIE ALIMENTARI –

Ma come si affrontano le allergie e le intolleranze alimentari in modo corretto? Senza sprecare nulla e andando alla reale radice del problema, se e quando esiste? Ecco 10 consigli molto semplici: seguendoli non ci sono rischi di commettere errori nella diagnosi ed è possibile affrontare i disturbi nel modo giusto.

  • Scegliere il medico giusto. Il primo modo per affrontare con il piede giusto il problema di allergie e intolleranze alimentari, è quello di rivolgersi, dopo un rapido consulto con il medico di famiglia, a un Centro ospedaliero specializzato per avere una diagnosi davvero attendibile. Un Centro dove ci siano i medici specializzati in grado di individuare il problema, fare una diagnosi corretta e dare la cura giusta.
  • Attenzione ai sintomi. Una diagnosi diventa semplice, se così si può definire, quando i sintomi di intolleranza, netti e chiari, compaiono immediatamente dopo l’assunzione di uno specifico alimento.
  • Non esiste un vaccino. Per gli alimenti al momento non esiste un trattamento immunoterapico specifico da poter usare nella pratica clinica. Detto ciò, nel caso sussista già un’allergia ai pollini, si può valutare con un medico un vaccino che consiste nella somministrazione di quantità crescenti di allergene con preparati standardizzati. Attenzione però servono per curare l’allergia ai pollini non l’intolleranza.
  • Colpa dello stress. Alcuni studi ipotizzano che alla base delle intolleranze alimentari possa esserci lo stress emotivo e ambientale a cui ognuno di noi è sottoposto giornalmente. Queste tensioni indebolirebbero il sistema biologico nel suo complesso causando malfunzionamenti che talvolta sfociano in disturbi alimentari.
  • Non è detto che l’intolleranza duri tutta la vita. Soprattutto nei primi 25 anni di vita il sistema immunitario tende a modificarsi sensibilmente, per questo le risposte ad alcuni allergeni potrebbero modificarsi con il passare degli anni. Per le donne un fattore di cambiamento importante è anche quello dovuto alle modificazioni ormonali associate alla gravidanza e alla menopausa.
  • Allergie ereditarie. Le intolleranze e le allergie non si trasmettono direttamente da genitore in figlio ma un bambino con la mamma allergica ha il 60 per cento di possibilità di diveltarlo mentre se lo è il padre le probabilità scendono al 40. È ovvio che se lo sono entrambi è molto probabile che prima o poi i sintomi compaiano.
  • Intolleranze possibili anche a frutta e verdura. Sono molto rare ma possibili: le reazioni negative possono riguardare uno specifico alimento di origine vegetale o i pollini, elementi che sono presenti in frutta e verdura sotto forma di proteine. Ad esempio il polline di betulla è presente nella mela e nella nocciola. Quindi, quando si manifestano dei sintomi, non escludete a priori frutta e verdura.
  • Le sensazioni non bastano. In molti alle prime avvisagli si fidano del proprio intuito e tendono ad escludere del tutto dei cibi, che in realtà, eliminati, potrebbero squilibrare una dieta in precedenza equilibrata. Per questa ragione prima di agire in maniera definitiva è sempre necessario consultarsi con uno specialista.
  • Non hanno niente a che fare con l’obesità. La comunità scientifica internazionale ha messo al bando gli studi che sostengo questo legame perché secondo i ricercatori si baserebbero su metodologie diagnostiche non riconosciute o su ipotesi dubbie. L’unica soluzione per contrastare l’aumento di peso è incrementare l’attività fisica e ridurre la quantità di calorie assunte con la dieta.
  • Attenzione agli esami “farlocchi”. Negli ultimi anni, in questo settore, si è diffuso l’uso di test dalla dubbia affidabilità. Molti di questi, infatti, si basano su metodologie diagnostiche prive di qualsiasi validità scientifica e che utilizzano i campioni più disparati: dalla saliva ai capelli. Il loro uso, però, può essere pericoloso indirettamente perché al momento non causano problemi ma impediscono al paziente di scoprire tempestivamente il reale problema. Per questa ragione è sempre meglio rivolgersi a uno specialista. 

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