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Piccoli negozi di quartiere, a Parigi li salvano con una moneta complementare che affianca l’euro

Il meccanismo è stato inventato da Luca Rochette-Berlon, giovane studente di Sciences Po. Funziona come i ticket restaurant. E protegge il commercio al dettaglio dalla speculazione finanziaria.

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INIZIATIVE PER FAVORIRE IL COMMERCIO LOCALE

Come si salvano i piccoli negozi di quartiere? Non certo lasciandoli in balia della speculazione finanziaria e dell’aggressione sleale di concorrenti cinesi e bengalesi, come avviene nelle città italiane. Una risposta concreta ed efficace, vedremo poi i suoi effetti, arriva da Parigi, e la prima cosa interessante è che si tratta di un’invenzione di un giovanissimo studente di Sciences Po, Lucas Rochette-Berlon, tipico esponente di una nuova generazione ecologista.

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PECHE MONETA COMPLEMENTARE

Il meccanismo non è complicato. Una nuova moneta complementare, la peche, viene inserita, accanto all’euro, per l’acquisto di prodotti all’interno dei negozi di quartiere di Parigi. Ovviamente, il consumatore per ottenere peche deve dare euro, con lo stesso principio in base al quale un ticket restaurant, i diffusissimi buoni pasto per i dipendenti delle aziende, ha un preciso valore monetario corrispondente.

COME FUNZIONA PECHE MONETA COMPLEMENTARE

Una volta pagato il conto con la moneta complementare, il negoziante si rivolge a un Fondo di garanzia che provvede al cambio con gli euro e lo protegge dalla speculazione finanziaria. I vantaggi dell’uso di questa moneta sono evidenti. Da un lato, si crea una sorta di circuito parallelo del commercio, tutelato dalla concorrenza insostenibile della grande distribuzione e delle catene low cost. Dall’altro versante, attraverso la diffusione della peche, che non ha alcuna ambizione di sostituire l’euro, i clienti dei piccoli negozi parigini entreranno in una sorta di grande club, di consumatori affezionati a questo specifico canale di vendite.

PER APPROFONDIRE: Piccoli negozi e botteghe, la crisi non è il mercato ma la stupidità dei sindaci

PECHE LUCAS ROCHETTE-BERLON

Insomma, la soluzione del giovane studente mescola un sano protezionismo locale, con una classica operazione di marketing, e promette di realizzare uno scudo di protezione a favore dei dettaglianti, che in genere rappresentano l’anima autentica di un quartiere e delle sue attività commerciali. Funzionerà? Lo vedremo presto. In ogni caso, almeno è un tentativo per non arrendersi alla strage dei piccoli negozi.

(L’immagine di copertina è tratta dal profilo Facebook di Lucas Rochette-Berlon)

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