Sign up with your email address to be the first to know about new products, VIP offers, blog features & more.
[mc4wp_form id="5505"]
Questo sito contribuisce all'audience di

In 21 partecipate il «dissesto Calabria»

di Posted on
Condivisioni

A Catanzaro in viale Europa sede della Comalca, una delle 21 societa’ partecipate della regione Calabria, l’eco del duro confronto tra Tremonti e i governatori arriva con ogni probabilita’ soffuso. Ma la questione del contenimento degli sprechi e di una efficiente gestione della cosa pubblica, forse li riguarda da vicino. Gia’ perche’ quell’attivita’ di gestione all’ingrosso dei centri agroalimentari, oggi in dismissione, ed eseguita da Comalca non ha mai prosperato. O meglio e’ stata solo fonte di perdite per la Regione imprenditrice: meno tre milioni negli ultimi anni. Anche Comac, stessa attivita’, non ha mai prodotto un centesimo di utile. Anzi. Dal 2004 al 2008 e’ una sfilza di segni meno fino a totalizzare 4,5 milioni di rosso in bilancio. Ma la Calabria gestisce anche due aeroporti, quello di Reggio Calabria e Crotone. Business, quello aeroportuale, che fa in genere guadagnare fuorche’ in Calabria.
Le due societa’ di gestione sono un inno al dissesto. La Sogas si e’ mangiata 16 milioni di euro dal 2004 al 2008. Nel 2007 la perdita ha azzerato il capitale sociale e ha costretto a un’iniezione di denaro: la Regione ne ha approfittato per defilarsi scendendo dal 50% al 6% nel capitale. L’aeroporto di S. Anna (Crotone) ha visto andare in fumo quasi 5 milioni di euro in 5 anni. Anche qui i soci pubblici sono stati costretti a immettere nuovo denaro per poi cedere in parte ai privati. Stesso destino amaro anche per Fincalabra, la finanziaria che dovrebbe promuovere lo sviluppo economico. Di sviluppo si e’ visto ben poco, anche nei conti della partecipata della Regione Calabria. Nel 2008 l’assemblea di Fincalabra e’ stata costretta a ridurre il capitale sociale da 35 milioni a 23 milioni per coprire le perdite di una gestione che ha visto andare in fumo dal 2004 al 2008 quasi 8 milioni di euro. A vederla cosi’ sembra poca cosa. Pochi milioni bruciati qua e la’. Ma provate a metterli insieme e quelle che sembrano briciole diventano pesanti come macigni. La Corte dei Conti ha passato al setaccio lo “Stato imprenditore” calabrese e il quadro che ne emerge e’ impietoso. Non solo per la selva di piccole societa’ cresciute nel tempo: si va dalle 13 partecipate del 2002 alle 21 solo sei anni dopo. Ma anche per le finalita’: dal Consorzio per la Promozione della Cultura e degli studi universitari di Crotone, di cui e’ in corso la cessione, e che ha bruciato nella sua breve vita quasi un milione di euro; a Sviluppo Italia Calabria oggi in liquidazione e che ha bruciato 30 milioni di euro; alla societa’ meridionale saccarifera fino alle Terme di Sibari. L’avventura imprenditoriale della giunta calabrese ha portato a un buco di bilancio di 50 milioni di euro. Anche qui sembra poca cosa, ma sommatela al dissesto della Sanita’ con debiti netti nel 2007 per 1,6 miliardi e avrete il quadro di una Regione che fa delle inefficienze il suo tratto distintivo. Ovvio che il tema degli sprechi e della malagestione pubblica riguardi non solo la Calabria, ma buona parte delle Regioni del Sud. A Palermo la situazione non e’ dissimile. Li’ la Regione imprenditrice sovrasta la vita pubblica con scarsi se non nulli risultati. Sono attivi in Sicilia 36 consorzi e 26 societa’ in tutto o in parte partecipate dalla Regione, con un onere pari a 323 milioni che gravano sul bilancio 2009. Volete un esempio di gestione che non ha nulla di imprenditoriale? Eccola, e’ la Multiservizi di Palermo che cosi’ si auto-racconta sul suo sito web: Nata con finalita’ sociali nel ’97, eroga servizi volti a migliorare la qualita’ di vita del territorio, delle persone, degli ambienti… Cosa sia questa finalita’ e’ presto detto. I clienti sono le Asl e gli assessorati della Regione e Multiservizi si occupa della pulizia e della logistica. Nel 2008 ha fatturato 33 milioni e 32 milioni e 900mila sono serviti a pagare solo stipendi e oneri del personale. Ovvio che se i ricavi coprono solo i costi del lavoro la societa’ non puo’ chiudere i bilanci in utile. Dopo le perdite per 1,3 milioni del 2007 ecco le perdite per 4,1 milioni nel 2008.

Ma il film sulla cattiva gestione della cosa pubblica si puo’ spostare anche al Nord. Un caso fra molti: l’Atm, l’azienda trasporti posseduta dal Comune di Milano, non fa solo servizio pubblico. Da anni riveste il ruolo (improprio) di banca o meglio di gestore finanziario. In pancia alla societa’ ci sono da anni centinaia di milioni di euro, lascito di contributi statali, che viene impiegato per fare finanza. L’azienda si e’ comprata BoT, ma anche bond societari andati poi in default, per lucrare sul capitale immobilizzato. Tra l’altro perdendoci dei soldi. Un portafoglio che valeva 400 milioni e oggi ne conta comunque piu’ di 300. Ha senso che un’azienda pubblica di trasporto con grossi problemi legati alla sicurezza (visti i gravi incidenti occorsi negli ultimi tempi) faccia l’hedge fund scommettendo su obbligazioni a rischio? Forse no. Eppure questa storia va avanti da anni.