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Imparare a non gettare in Libano

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Da due anni in Libano, nelle cittadine di Kfar Sir, Kherbet Selem o nel consorzio di comuni legati a Bint Jbeil, Aytaroun e Ain Ebel, grazie alla collaborazione italiana del COSV (Comitato di Coordinamento delle Organizzazioni per il Servizio Volontario), e’ stato avviato con successo un programma di raccota differenziata e riciclo dei rifiuti comuni e pericolosi.

L’iniziativa ricopre una fondamentale importanza soprattutto a causa dell’alto tasso di inquinamento che il paese aveva raggiunto, dovuto anche all’ignoranza e alla non conoscenza dei pericoli derivanti dai rifiuti gettati senza criterio e andavano a deteriorare i terreni e le falde acquifere, con pesanti conseguenze per la salute della popolazione,.
La maggiore difficolta’ incontrata durante la sperimentazione del progetto ha riguardato e riguarda tutt’ora l’approccio della popolazione, per cui e’ stato pensato un vero e proprio percorso educativo che potesse far capire l’importanza del progetto e la gravita’ della situazione in cui il Libano versava soprattutto dopo la guerra del 2006.

“Non si puo’ pensare di coinvolgere la popolazione nella separazione dei rifiuti senza intervenire in modo efficace anche nella regolamentazione degli impianti” afferma Federico De Nardo, coordinatore progetto COSV in Libano, “per questo abbiamo avviato con le municipalita’ un progetto pilota di gestione integrata dei rifiuti in grado di curare, a livello sperimentale, tutta la filiera della gestione dei rifiuti: partendo dalla responsabilizzazione del cittadino, mettendo in piedi un sistema di raccolta differenziata con raccolta dei RUP (Rifiuti Urbani Pericolosi) fino a costruire una piccola discarica controllata a fianco di uno degli impianti di selezione e compostaggio”.

La campagna di sensibilizzazione ha avuto grande successo anche grazie alla qualita’ della comunicazione che ha tappezzato le citta’ con manifesti e comunicati, e’ entrata nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, ha lanciato spot pubblicitari in tv ed e’ letteralmente scesa in campo con una partita di calcio giocata tra “organici” in maglia verde e “inorganici”in maglia rossa e che ha visto gli atleti verdi, sfoggiare magliette scarti di pizza, lische di pesce o foglie di insalata, mentre i rossi mostravano lattine di bibite, bombolette spray e sacchetti di plastica. Non sono mancati inoltre i rifiuti pericolosi – batterie e scatole di medicinali – impersonificati dai due arbitri.

Questo progetto non solo ricopre un valore ambientale capace di migliorare di molto la qualita’ della vita del Libano e dei suoi abitanti, ma rappresenta anche un forte momento di comunione e di uguaglianza della popolazione che si vede impegnata in una iniziativa che non prevede differenze di eta’, religione o razza.
Tutti possono riciclare, nel riciclo sono tutti uguali.