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Il top della felicità? Non da giovani, ma da 70 anni in su

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Il massimo della felicità? Dai settant’anni in su. Con il picco assoluto che si raggiunge, per l’esattezza, intorno all’ottantacinquesimo compleanno. Prima bisogna arrivarci, naturalmente. E, in secondo luogo, occorre arrivarci bene, sia come salute fisica che come situazione economica e affettiva. Ma nuovi studi in materia smentiscono l’opinione diffusa che la vecchiaia sia un’età triste e priva di stimoli: al contrario, rivelano ricerche su larga scala condotte in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, gli anni dopo la pensione possono risultare pieni di gratificazioni e soddisfazione, anche se in parte di tipo diverso dalle aspettative che uno aveva da giovane.

Lo afferma per esempio un nuovo libro, You’re looking very well, di Lewis Wolpert, professore emerito di biologia alla University College London. "Dai miei dati emerge che le persone tendono ad essere relativamente felici negli anni dell’adolescenza e della giovinezza, ma questa sensazione declina progressivamente fino alla mezza età, probabilmente in connessione con le responsabilità che vengono dal mettere su famiglia e dalla carriera", afferma lo studioso.  "Ma poi, a partire all’incirca dai 45-50 anni, la gente tende a essere più ottimista e contenta, raggiungendo un massimo di serenità e pienezza nella tarda settantina o alla soglia degli ottant’anni".  Una recente ricerca, basata su un campione di 34 mila persone e pubblicata dalla National Academy of Sciences, indica che in generale il godimento della vita tende a calare lentamente durante l’età adulta. Tuttavia intorno ai cinquant’anni il fenomeno si inverte, con una sensazione di crescente benessere per il resto della vita che raggiunge il massimo all’età di 85 anni.

"Dobbiamo ricordare che le persone che oggi consideriamo anziane, diciamo coloro dai 65 anni ai 70 e oltre, sono assai diverse dagli anziani di una volta", osserva in proposito Andrew Stephens, docente di psicologia alla University College London. "Hanno più opportunità di un tempo, si prendono più cura della propria salute, conducono vite più attive. Ovviamente, una buona salute e un buon livello economico sono molto importanti per potere avere un’anzianità felice, insieme a relazioni affettive intense e sincere".

Uno studio effettuato in Inghilterra su 10 mila uomini e donne conferma ciò che appare scontato: le persone con un buon reddito in età avanzata soffrono meno di depressione, hanno maggiori soddsfazioni e una migliore qualità della vita, sicché è chiaro che la sicurezza economica, insieme alla salute fisica, è un requisito essenziale per poter affermare che a 70-80 anni si può essere più felici che a 35 o 40. Si tratta anche, sostengono i ricercatori, di un diverso tipo di felicità: non si hanno più preoccupazioni o responsabilità dirette per i figli, non si pensa più alla carriera e si hanno minori aspettative.

"Sono divorziata e per lungo tempo per me la felicità consisteva nel potermi risposare", racconta Maggie Atksinon, 71 anni, al Sunday Times, che ha dedicato un ampio servizio al tema. "Ma non mi sono mai più risposata. E adesso non è più un obiettivo o un desiderio. La felicità ora per me non è un matrimonio o una macchina più grande o un lavoro più prestigioso, bensì qualcosa che ha più a che fare con il controllare il mio destino e accettare chi sono".