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Il boom delle rinnovabili: e tutto oro quello che luccica?

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I numeri parlano chiaro: siamo nel pieno di un boom degli investimenti nelle energie rinnovabili. Secondo l’ultimo rapporto di Bloomberg, appena pubblicato, nel 2010 sono stati puntati 243 miliardi di dollari sul tavolo dell’energia pulita, un 30 per cento in più rispetto allo scorso anno. Con una spesa per i governi, in termini di sussidi pubblici, pari a 57 miliardi di dollari: una cifra enorme, specie in tempi di recessione e di tagli della spesa. E da qui nascono i primi interrogativi sul boom delle rinnovabili. Fino a che punto i governi saranno in grado di sostenere la spirale dei sussidi? E non si rischia così di gonfiare, con un effetto bolla (evocato recentemente dal presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari), un settore che sarà poi strutturalmente dipendente dall’aiuto statale? In Italia, siamo fermi a un piano d’azione nazionale che prevede un mix energetico con la riduzione del ricorso alle fonti fossili dall’attuale 80 per cento al 50 per cento entro il 2020. Dell’ energia prodotta da fonti non rinnovabili una metà dovrà arrivare dal nucleare (sul quale si addensano le nubi dell’incertezza del quadro politico e di un prossimo referendum) e l’altra metà dalle rinnovabili. Per quanto riguarda i sussidi, il governo è in attesa di valutare i risultati di un’indagine parlamentare sul settore, ma viene dato per scontato un taglio di almeno il 20 per cento nel prossimo triennio. Dal rapporto, inoltre, verranno fuori i colpi che l’agricoltura sta subendo in seguito all’esplosione degli impianti di energie pulite, con speculazioni che sfuggono ai controlli: basti pensare che un suolo di 60 ettari per un impianto di 20 Mmw, una volta ottenuta la necessari autorizzazione ha un valore che schizza attorno ai due milioni di euro. Da qui la corsa alle rinnovali. Attraversando una giungla burocratica di 122 norme primarie, 320 leggi regionali e centinaia di direttive e circolari che non aiutano a fare chiarezza.

Infine l’occupazione. Anche in questo caso i giudizi sono controversi. Negli Stati Uniti un milione di dollari investiti nel comparto delle energie pulite genera 16 posti di lavoro, il triplo rispetto a un analogo investimento nel campo dei combustibili fossili. Ma secondo uno studio realizzato dall’Istituto Bruno Leoni, ciascun green job assorbe una quantità di risorse che, se investite in altri settori dell’economia, potrebbe generare in media 4,8 posti di lavoro. Dunque: anche l’occupazione, legata al boom delle rinnovabili, ha i suoi chiaroscuri. E non tutto può essere dato per scontato.

 

da  webmagazine.terna.it/default.aspx