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I nostri figli senza maestri

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Della politica, di ogni suo minimo sussulto, controversia o screzio, si discute per giorni, si ragiona, si polemizza. Dei giovani e giovanissimi, dei loro problemi, dei loro allarmi, della loro violenza, dei terrificanti crimini che riescono a commettere quando ancora, almeno in teoria, devono rispettare l’orario di rientro dettato dai genitori, dopo un momentaneo commento incredulo e sbigottito, si tende, invece, a tacere. E cosi’ gli accoltellamenti, le rapine, le aggressioni, gli stupri di gruppo, gli assassini per opera di adolescenti o poco piu’ transitano veloci, giorno dopo giorno, negli spazi delle cronache nere senza che ci prendiamo la briga di riflettere davvero su cosa sta succedendo nella nostra societa’. Di loro, dei ragazzi, quando li arrestano, si coglie per lo piu’ la freddezza e l’indifferenza, non solo per le vittime ma anche per i propri cari e il proprio destino, quasi che qualsiasi cosa?compreso il carcere ? fosse preferibile all’insopportabile noia che li affligge. E sembra specchiarsi, quest’indifferenza, nel loro abbigliamento, sempre uguale, jeans, scarpe sportive e felpa, del tutto indifferente a diversi luoghi e occasioni: casa, scuola, lavoro, pub, sport oppure discoteca.

Vanno e rubano, vanno e accoltellano, vanno e dan fuoco a un barbone, vanno e uccidono un compagno di scorribande, quasi sempre in gruppo, per farsi forza, naturalmente, perche’ da soli forse non oserebbero; e noi ce la sbrighiamo parlando di fenomeno delle baby gang, come se il termine straniero minimizzasse la tragicita’ dei fatti. Ma da dove vengono e chi sono questi alieni crudeli e indifferenti? Da case normali per lo piu’; anche dal degrado, dalla miseria e dall’emarginazione, ma altrettanto, da case belle, quartieri buoni e famiglie per bene. Potrebbero essere figli di tutti noi, incappati per insicurezza, per solitudine, per noia nell’amico piu’ forte, nel gruppo sbagliato; e si sa che il gruppo ormai conta piu’ della famiglia, per il semplice fatto che la famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, e’ oggi piu’ debole che mai. Oltre a essere spesso dimezzata, per cui i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori, non e’ piu’ come un tempo affiancata e sostenuta nel suo magistero dagli insegnanti e da altre figure di educatori come, per esempio, i parroci, per ragioni che a volte risalgono paradossalmente proprio alla famiglia.

Se, infatti, padri e madri?come spesso succede ? prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori, e’ difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione. E rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa e’, ovviamente, una scelta rispettabilissima che pero’ priva la famiglia di un supporto non indifferente. Moltissimi sono naturalmente i padri e le madri forti abbastanza per farcela da soli a insegnare ai figli cos’e’ bene e cos’e’ male, ma molti sono anche quelli che, invece, non ce la fanno. Ma c’e’ dell’altro, ed e’ la profondissima infelicita’ dei giovani. Perche’ e’ certo che sono infelici, lo gridano dietro i loro indecifrabili silenzi, che non sempre riflettono soltanto il comodo, rilassante oppure stanco silenzio degli adulti. un’infelicita’ chiusa e senza desideri, peraltro, secondo il geniale titolo del romanzo di Peter Handke, perche’ non puo’ esserci desiderio dove non c’e’ speranza.

Ecco, quel che atterra i nostri figli, quel che toglie loro qualsiasi energia positiva, quel che li rende tetri e annoiati e, dunque, disponibili alle trasgressioni piu’ atroci, e’ la mancanza di speranze condivise. Speranze che molto prima di essere di natura economica sono di natura ideale, nutrimento e carburante indispensabile per i giovani. Anche per noi adulti, ovviamente, perche’ l’uomo non puo’ vivere senza aspettarsi per domani una sia pur minuscola luce, ma in modo molto meno assoluto e radicale, perche’ abbiamo ormai imparato bene a difenderci dal vuoto. Speranze ?condivise ? che una volta riguardavano la politica, per esempio, oppure la religione o la cultura e che adesso, mediamente, s’innalzano fino ai successi della squadra di calcio del cuore o al sogno di finire in tv oppure alla conquista di un certo tipo di abbigliamento firmato e uniforme. Poveri ragazzi, viene da dire, pero’ e’ questo il piatto che abbiamo preparato per loro, gli esempi che abbiamo fornito, i modelli che abbiamo fabbricato. Ed e’ un serpente che si morde la coda perche’ se famiglia, scuola e istituzioni varie oggi si rivelano cosi’ deboli, cosi’ inascoltate e incapaci di educare e’ anche perche’ per prime sembrano aver smarrito nel tempo le ragioni forti del loro essere. I maestri, insomma, i tanto invocati maestri grandemente scarseggiano perche’ non credono piu’ al loro magistero.