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Invasi dal cibo, stiamo diventando un Paese di pizzicagnoli e baracche

Questa microeconomia, senza né etica (vedi tavolino selvaggio) né estetica (vedi la bruttezza di alcuni locali), non porta alcun beneficio. Ma avvelena la vita dei residenti, e distrugge l’identità dei luoghi, cancellando botteghe e artigiani.

Invasi dal cibo, stiamo diventando un Paese di pizzicagnoli e baracche
Globalizzazione del cibo
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GLOBALIZZAZIONE DEL CIBO

Siamo invasi dal cibo. Ovunque. Nelle strade, nelle piazze, nei giardini, nei centri storici. In città come nei borghi, nelle isole come nei centri delle nostre montagne. All’inizio di una scalinata di una chiesa, come nel cuore dei più importanti scavi archeologici del mondo.

Pizzerie, ristorantini, bar, gelaterie, chioschi e baracchini, camion e capanne. Questa nuova microeconomia ha ormai snaturato il paesaggio, non solo urbano, non solo dei centri storici, ma in generale della Bella Italia. Con un ennesimo sfregio e spreco del territorio. Pensate al caso di Roma, uno dei più eclatanti, dove il centro storico è stato ridotto a un gigantesco suq, con la distruzione e la scomparsa di un’intera catena di piccoli artigiani, botteghe, luoghi della storia e dell’identità. O pensate a Pompei, dove lo snaturamento del luogo, di un luogo magico, a vantaggio di una ristretta tribù di piccoli trafficanti in attività pseudo-commerciali, blocca qualsiasi ipotesi di rilancio di questa straordinaria risorsa sprecata, non da una città, da una regione, ma dall’Italia.

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GLOBALIZZAZIONE ALIMENTARE

Stiamo diventando un Paese di pizzicagnoli, un mega-suq del cibo, dove sfumano l’estetica (luoghi spesso orribili) e l’etica (il rispetto degli altri, e gli abusi dei tavolini selvaggi). Il cibo è completamente uscito dalle case e dai luoghi ad esso deputato ed è entrato, come una valanga, nel tessuto urbano, fino a rendere interi territori delle caffetterie a cielo aperto.

Ma chi beneficia di tutto ciò? Non certo i cittadini residenti dei luoghi, la comunità del territorio, spesso e continuamente sottoposta alla pressione incivile di gente che mangia appollaiata su uno sgabello in mezzo alla strada o sua una scalinata di grande pregio artistico, ingoiando pizzette e tramezzini, spaghetti, sushi, kebab e falafel. Di tutto, di più. Non ne trae giovamento l’economia, perché questo circo di pizzicagnoli impoverisce due volte i luoghi. Li svuota di altre attività economiche, come abbiamo detto, e li riempie di turisti low cost, che portano più sporcizia e vandalismo che reali benefici all’economia. Con l’eccezione, ovviamente, dei fortunati pizzicagnoli che magari con una baracca sporca e non a norma, diventano anche ricchi.

globalizzazione-cibo (2)(Credits: Matej Kastelic / Shutterstock.com)

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L’invasione del cibo, senza alcun freno, senza né regole né verifiche sull’arredo urbano (abbiamo fermato proprio all’ultimo secondo lo scempio di un McDonald’s all’ingresso del Duomo di Firenze), nell’ombra opaca di una strisciante corruzione per permessi e autorizzazioni, è un colpo al cuore all’Italia, e in qualche modo ne rappresenta nel modo più efficace la decadenza.

(Credits immagine di copertina: Sanga Park / Shutterstock.com)

QUANDO IL TURISMO CREA SOLO MALESSERE:

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