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Giornata della Terra, 10 mosse per essere concreti. E fare qualcosa di utile per il Pianeta vivente

Adottiamo alberi e spazi verdi. Usiamo meno plastica. Produciamo meno rifiuti. Zero abusi edilizi, anche i più piccoli. E ricordiamoci della manutenzione

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GIORNATA DELLA TERRA

Fare piccole e semplici cose, tutti i giorni. Riscoprire l’estetica e la profondità del Bello. Aggiornare un linguaggio usurato e respingente. Non coltivare ossessioni. Per celebrare, senza retorica e con efficacia, la Giornata mondiale della Terra (22 aprile) possiamo partire da uno specchio. Guardarci e misurare i nostri gesti e i nostri pensieri, in 10 mosse.

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COME SALVARE IL NOSTRO PIANETA

  • Adottiamo il verde. Per chi non l’avesse ancora capito, meglio dirlo a chiare lettere: i soldi per tenere in ordine giardini, aiuole, alberi e spazi verdi, non ci sono. A Milano, città civile e di impronta asburgica, solo per riparare le aiuole si spendono 630mila euro l’anno. Se vogliamo il verde, dobbiamo adottarlo: acquistare e piantare alberi attraverso le reti associative; gestire orti urbani e creare quelli condominiali; curare la manutenzione di singoli spazi. Ci tocca avanzare, e non stare più alla finestra.
  • Meno rifiuti.  L’epoca delle campagne sulla differenziata è finita. Sappiamo tutto, compreso il fatto che l’Italia è divisa in due anche su questo tema. La media nazionale è al 52,5 per cento, ma al Nord siamo al 64,2 per cento, in linea con gli altri paesi dell’Unione europea, e nel Mezzogiorno precipitiamo al 37,6 per cento.  I numeri parlano, e dimostrano che la colpa non è solo delle amministrazioni inefficienti. In ogni caso, siamo in una nuova fase, dove l’obiettivo, a monte della raccolta, è produrre meno rifiuti. Ovunque. In Italia la media è di circa 500 chilogrammi pro-capite all’anno, in Polonia quasi metà. Come mai tanta differenza?
  • Meno plastica. E’ inutile criminalizzare la plastica, ma un semplice esercizio di buonsenso dovrebbe indurci, tutti, a ridurne l’uso. Come gli imballaggi, che da soli valgono il 50 per cento dei rifiuti. Possiamo iniziare dalle nostre case e dalle nostre abitudini. Non c’è motivo per continuare a usare cotton fioc e cannucce: prodotti inutili e complicati da smaltire. A Londra saranno ritirati dal commercio dal 2019.

PER APPROFONDIRE: Piccoli gesti, grandi cambiamenti. Un libro che ci aiuta a sognare

  • Riscoprire il Bello.  Un nuovo spazio verde, anche il più piccolo, è anche una conquista estetica. Ecco perché se bisogna rifare un terrazzo condominiale, è un’ottima occasione per attrezzarlo come se fosse un piccolo giardino urbano. Così per i balconi e per gli spazi esterni privati. Tra l’altro, per ciascuno di questi interventi adesso ci sono bonus fiscali molto generosi. E la convenienza è sempre una buona leva per migliorare la Terra.
  • Non lasciarsi tentare dal piccolo abuso.  Chi è senza la macchia di un abuso edilizio scagli la prima pietra. Le costruzioni illegali, piccole o grandi che siano, in Italia sono un fenomeno di massa. Certificato da 15 milioni di richieste di sanatorie per tre condoni in pochi anni: un abuso ogni quattro abitanti. Prima di chiedere alla politica di non fare più condoni, sarebbe il caso di non cadere nella tentazione di dare il nostro contributo. Anche rinunciare a una modesta veranda,  se le legge non lo consente, è un gesto prezioso, una testimonianza di rispetto per la casa comune. Ne abbiamo bisogno.
  • Ricordiamoci della manutenzione.  Anche qui, distinguiamo responsabilità pubbliche da comportamenti individuali, e non cerchiamo alibi nella latitanza delle istituzioni. Certo: a fronte dell’81 per cento dei comuni italiani classificati a rischio idrogeologico, il Paese ha investito sempre meno nella manutenzione. Come dimostrano le città-gruviera, a partire da Roma. E noi? Un palazzo, un condominio, una casa: solo una buona manutenzione proteggere davvero i luoghi. E farla, compete a tutti.
  • Le tre R funzionano sempre. Riciclare, riusare, riparare: la combinazione di questi tre verbi è sempre molto attuale. Ma anche in questo caso serve fare un passo avanti. E sfilare la ricetta dalla letteratura, talvolta perfino paradossale, del bricolage domestico. Se davvero ci crediamo, riciclo, riuso e riparazioni, sono un pezzo della nuova economia. Danno lavoro, significano ricerca e innovazione, dunque opportunità. Basta crederci.
  • Non coltivare ossessioni. L’ecologia non è una religione. Il fanatismo non giova alle singole persone e alla società. Molto meglio, con leggerezza, misurarsi con la semplicità di comportamenti individuali dettati dal buonsenso. Chiudere i rubinetti e non sprecare l’acqua, non significa non lavarsi. Scegliere il cibo sano, non si può tradurre in un quotidiano menù francescano. Riscoprire il piacere di una passeggiata, riducendo l’uso dell’auto, o salire a piedi le scale, evitando gli ascensori, sono le piccole finestre dalle quali, come diceva Benedetto Croce, possiamo sognare grandi cose.
  • Un linguaggio da aggiornare.  Le parole più usate nella comunicazione ambientalista sono spesso obsolete, respingenti e cariche di retorica. Bisogna semplificare il linguaggio, renderlo più chiaro e coinvolgente, meno allarmista. Quando si parla di pezzi di territorio con una particolare tutela, più che Zone interdette bisognerebbe definirli semplicemente Aree protette. E più che di ambiente dovremmo iniziare a parlare di Pianeta vivente. Dove al centro ci siamo noi, gli uomini.
  • Leggere Laudato Si’.  L’enciclica di Papa Francesco è una  sintesi molto efficace di quello che possiamo fare, ogni giorno, per il Pianeta vivente, la nostra casa comune. Il linguaggio è semplice, alla portata di tutti, e la proposta molto esplicita: un’ecologia integrale. Non un’idea di nicchia per una minoranza di «buoni e virtuosi», ma una proposta urbi et orbidi nuovi stili di vita. Quelli che davvero cambiano il mondo.

COME RIDURRE LA PLASTICA

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