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Quando il souvenir è un reato contro l’ambiente: i furti di sabbia in Sardegna (video)

Solo nell’aeroporto cagliaritano di Elmas, lo scorso anno, sono state sequestrate circa cinque tonnellate di sabbia. Un gruppo di addetti ai controlli dello scalo ha deciso di dar vita a una pagina Facebook per denunciare un problema che rischia di mettere a rischio il patrimonio ambientale dell'isola

Quando il souvenir è un reato contro l’ambiente: i furti di sabbia in Sardegna (video)
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FURTI DI SABBIA –

Chi fa da sé fa per tre. Devono aver preso ispirazione da questo proverbio gli addetti ai controlli dell’aeroporto di Elmas di Cagliari, che indignati dai continui ritrovamenti di sabbia e conchiglie nelle valigie di turisti senza scrupoli hanno deciso di creare, ormai qualche anno fa, una pagina Facebook per denunciare questo scempio. “Sardegna rubata e depredata”, questo il nome della community nata sul social network, è andata oltre ogni più rosea aspettativa riuscendo ad attirare le attenzioni della stampa internazionale, dall’inglese The Telgraph al tedesco Der Bild, che si è schierata convinta dalla parte dei sardi per sollecitare le Istituzioni a un giro di vite. Fino a questo momento, infatti, a poco sono serviti gli avvisi presenti in molte spiagge dell’isola e i controlli effettuati dalla polizia locale. Basti pensare che lo scorso anno nel solo scalo cagliaritano (ci sono altri due aeroporti in Sardegna: Olbia e Alghero) sono state sequestrate circa cinque tonnellate di sabbia.

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SABBIA RUBATA SARDEGNA –

Gli autori di “Sardegna rubata e depredata” hanno anche lanciato una petizione online, sottoscritta da più di 10 mila persone, per chiedere una legge regionale ad hoc per inasprire le pene e promuovere la sensibilizzazione sul tema. Ma fino ad ora le risposte latitano. Qualche tempo fa era stato promesso un presidio costante della Guardia forestale ma ancora non è stato predisposto e i furti continuano a ripetersi impuniti. Per quanto riguarda i controlli in aeroporto, il massimo che rischiano i “ladri” di questo prezioso patrimonio ambientale è una ramanzina e la conseguente figuraccia. Gli addetti alla sicurezza, infatti, non hanno l’autorità per effettuare multe e paradossalmente possono procedere al sequestro solo perché le bottiglie con dentro la sabbia vengono classificate come corpi contundenti. Al momento, quindi, per arginare il problema siamo nelle mani nel senso civico dei cittadini. Spesso sono proprio gli abitanti del luogo a intervenire invitando i vacanzieri più indisciplinati a tornare sui propri passi oppure segnalando gli episodi alle autorità (si può utilizzare il numero verde 1515 del Corpo Forestale).

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook di Sardegna rubata e depredata

FURTI DI SABBIA SARDEGNA E NEL MONDO–

Depredare le bellezze naturali e artistiche per riportarsi a casa un souvenir a costo zero è un’abitudine drammaticamente in crescita. Dai sampietrini romani ai frammenti di Pompei le valigie dei vacanzieri troppo spesso si riempiono di una refurtiva che non possiamo permettere di farci sottrarre. Questo morbo, tra l’altro, non sembra conoscere confini: negli scali aeroportuali di molte isole caraibiche, ad esempio, sono stati istallati coral detector per individuare nelle valigie i preziosi frammenti che i turisti portano via dalle barriere coralline. Per tornare alla sabbia, il furto più noto degli ultimi anni è avvenuto in Giamaica dove a sparire è stata un’intera spiaggia. Molto spesso, infatti, i preziosi granuli vengono rubati per essere riutilizzati nell’industria edile o ancor peggio per essere ricollocati in esclusivi resort. Nel caso giamaicano del 2008, dei veri e propri criminali hanno sottratto centinaia di tonnellate di sabbia caricata su oltre 500 camion, trasformando una delle più belle spiagge dell’isola, Coral Spring, in una distesa amorfa e dimenticata. Dopo mesi di indagini la polizia non è riuscita a rintracciare ne la sabbia ne i malviventi.

L’immagine di copertina è tratta dalla pagina Facebook di Sardegna rubata e depredata

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