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Fisco complicato, abbiamo il primato in Europa. Con una valanga di tasse inutili

Aumentano i documenti inviati alle Entrate: sono stati 177 milioni nel 2016, diventano oltre 200 milioni nel 2017. Aumentano i codici tributari, da 300 a 350. Altro che semplificazione, e intanto per un morto paghiamo tre balzelli.

Fisco complicato, abbiamo il primato in Europa. Con una valanga di tasse inutili
Fisco italiano
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FISCO ITALIANO

Più le tasse sono complicate, più sono ingiuste e meno si pagano.  È una legge dell’Economia, oltre che delle Scienze sociali, e l’Italia non a caso abbina il doppio primato (entrambi negativi) in Europa: il paese con la più alta pressione fiscale (43 per cento del pil) e quello con il sistema fiscale più complesso. Doppio record, doppio spreco.

Sono già passati dieci anni, esattamente dal 2006, quando furono introdotte le prime comunicazioni online all’erario. Un decennio nel quale abbiamo fatto un importante, e costoso, passo avanti, e tanti passi indietro. Iniziamo da questi.  Nel 2016 sono stati inviati alle Entrate 177 milioni di documenti, nel 2017 saranno più di 200 milioni. Alla faccia della semplificazione. E anche i codici tributari, giusto per non farci mancare nulla in tema di fisco velenoso, sono passati da 300 a 350. Allo stesso tempo non si placa, ma anzi aumenta, la raffica di scadenze fiscali con nuovi obblighi per commercialisti e ragionieri che poi presentano il conto ai contribuenti.

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FISCO COMPLICATO IN ITALIA

E il passo avanti? Ci sono 30 milioni di contribuenti che hanno finalmente potuto inviare il 730 precompilato, con un risparmio importante (si parla di circa 2 miliardi di euro) per lo Stato. Un risparmio per lo Stato, ma un aumento per i cittadini: qui sta il paradosso di questa catena infinita di sprechi. A fronte di quei 30 milioni di fortunati che se la cavano con un clic, ci sono milioni di altri contribuenti per i quali invece la montagna di comunicazioni è ulteriormente cresciuta.

E nella giungla di carte, scadenze, adempimenti e costi che aumentano, e continuano ad aumentare, non poteva mancare l’ultima chicca, tutta da creatività italiana: le tasse inutili. Almeno cento. Tasse che non valgono quasi nulla in termini di gettito, rappresentano balzelli anacronistici oppure assurdi e non fanno altro che complicare il fisco, aiutando così a gonfiarsi la bolla dell’evasione fiscale, il vero virus che azzoppa l’Italia.

TASSE INUTILI

Esiste una tassa per esporre la bandiera, una per mettere una tenda parasole, o anche per scrivere sullo zerbino del negozio il nome dell’esercizio commerciale. Sui decessi paghiamo tre imposte: per il certificato di constatazione di morte, per il trasporto e la manutenzione dei cimiteri, per la cremazione. Ci sono anche le tasse sugli sposi, sulle suppliche, sulla raccolta dei funghi e sulle paludi. Già, le paludi: il balzello risale al 1904, quando iniziarono le bonifiche. E da allora nessuno ha pensato di eliminarlo, mentre tutti hanno però promesso di semplificare. E gli italiani sono rimasti intrappolati nella palude del fisco complicato e ingiusto.

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