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Elogio di una pigrizia da coltivare. Una difesa dalla frenesia inutile della vita. Una saggia pacatezza che profuma di felicità

La pigrizia accidiosa, che significa il maldestro tentativo di non fare mai nulla, è una cosa. La pigrizia per difendersi dall'iperattività è un'altra. E la differenza, impossibile sul piano lessicale ma reale nella vita, è sostanziale

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ELOGIO PIGRIZIA

Da meridionale emigrato conosco bene lo spreco infinito della pigrizia cronica. Di quella forma di accidia che ti porta ad avere pochi desideri, poca voglia di futuro, pochi sogni. E ti appiattisce su una forma dell’arrangiarsi attorno alla quale è cresciuta una fortunata letteratura commerciale ma si è spenta nella sfortuna dell’apatia collettiva un’intera società. Con le conseguenze che conosciamo, in termini di arretratezza e di emigrazione forzata, delle regioni meridionali. 

Ma c’è pigrizia e pigrizia. E la differenza non è sottile, ma sostanziale, anche se purtroppo il lessico non consente di fare una precisa distinzione. La prima è la pigrizia accidiosa, di chi trova sempre un buon motivo per non fare nulla, in casa come sul lavoro, a scuola, come in una comunità di amici. E’ uno dei sette peccati capitali, bollato non solo dal cristianesimo ma da tutte le religioni monoteiste (nessun Dio è pigro, e l’uomo resta a sua immagine e e somiglianza) . La pigrizia accidiosa brucia i propri talenti, spreca le energie che ognuno di noi possiede, taglia il terreno sotto i piedi della vita. Ti mette in una condizione di perenne letargo dove l’unica cosa che riesci a sentire forte e chiara è il rancore, l’invidia nei confronti degli altri che invece, con il loro attivismo e con il loro impegno, riescono a raggiungere risultati importanti. 

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BENEFICI PIGRIZIA

La pigrizia accidiosa non profuma di vita, ma puzza di morte. Spegne singole persone e intere società, accumula una serie infinita di occasioni perdute e sprecate, allarga distanze e diseguaglianze. Non produce alcuna spinta a condividere qualcosa di utile e di costruttivo, ma semmai ti spinge a rintanarti con i tuoi simili, quelli che condividono con te questo strazio di sentimenti opachi e tenebrosi. 

Poi c’è una pigrizia autodifensiva, uno stile di vita che oggi appare rivoluzionario, che si fonda sulla pacatezza, sul religioso rispetto del tempo e dei cicli naturali, sull’osservazione prima dell’azione sempre e comunque, sul pensiero che porta a respirare prima di parlare a sproposito. È una pigrizia oziosa, laddove l’ozio ti protegge da questa corsa frenetica nella quale tutti siamo schiacciati nella vita quotidiana, prigioniera del tempo presente. Solo e sempre presente.

QUANDO LA PIGRIZIA È POSITIVA

La pigrizia autodifensiva ti fa correre quando serve. Ma ti aiuta a rilassarti quando puoi permetterlo. Ti consente di recuperare l’emozione di uno sguardo che si allunga su un bel panorama, su un tramonto, sulle nuvole che si addensano in cielo. È una pigrizia che non cede un millimetro all’ansia, allo stress, al logorarsi nelle continue rincorse di qualcosa che spesso è il nulla più totale. 

È la pigrizia del riposo. Del ritrovare se stessi. Nel perdere tempo con amici piacevoli e spiritosi. Dell’abbandonarsi a una lettura, a un’opera d’arte, a un film, a una musica, a quelle sensazioni che fanno battere davvero il cuore e ci trascinano verso l’assolutismo del Bello. È una pigrizia tutta da scoprire, come recita, con un titolo accattivante, il libro Elogio della pigrizia (edizioni Dehoniane) scritto da Jacques Leclercq. È una pigrizia che argina la frenesia, e distilla, come gocce di un elisir, il profumo di un’indolente felicità. 

COME VIVERE PIÙ SERENI, OGNI GIORNO