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Se l’auto finisce come i sacchetti di plastica… ![]() I rubinetti del petrolio e del gas sono nelle mani di paesi a forte rischio geopolitico, come la Libia. Per il nucleare nulla sarà come prima, dopo la catastrofe in Giappone. Sole e vento ci fanno sognare in verde, ma significano tecnologie costose, che paghiamo con le nostre bollette, e rendimenti ancora incerti. La trappola energetica in cui siamo infilati è questa: da un lato la schiavitù dal petrolio, dall’altro l’incertezza sulle alternative. E allora? Ci arrendiamo? In attesa che la storia ci aiuti a trovare una via d’uscita, possiamo utilizzare la risorsa più utile e più disponibile: il risparmio energetico. Noi occidentali abbiamo stili di vita, compulsivi e spreconi, che ormai non sono compatibili con la disponibilità energetica, e possiamo modificarli con estrema semplicità. Prendete, per esempio, l’uso dell’automobile: nel 31 per cento dei casi gli italiani se ne servono per spostamenti inferiori ai due chilometri. Paghiamo carburante, assicurazione, multe e parcheggi, per fare anche pochi metri in macchina. Uno spreco, che sarebbe azzerato circolando di più con i mezzi pubblici, in bicicletta, a piedi. Come già avviene in tante metropoli del mondo, a partire da Manhattan, New York, dove il 77 per cento degli abitanti non hanno più l’automobile, e da Londra dove si costruiscono interi grattacieli senza parcheggi. In casa, luci sempre accese, facciamo girare gli elettrodomestici come delle trottole. D’inverno ci accomodiamo in salotto con la maglietta a maniche corte, mentre basterebbe regolare la temperatura attorno ai 20 gradi, sapendo che ogni grado in più vale un aumento della bolletta del gas tra il 7 e l’8 per cento. D’estate, eccoci con il pullover, ci immergiamo nell’aria condizionata, una delle principali cause dell’obesità. Vogliamo il freddo polare in casa, e forse non sappiamo che un semplice split per l’aria condizionata consuma corrente elettrica pari a quattro volte quella di un frigorifero. Siamo diventati pigri. Anche se si tratta di evitare lo spreco di energia collegato allo stand by, quando gli elettrodomestici non sono spenti, ma semplicemente consumano meno. Un computer in stand by, in un anno, ci costa oltre 100 euro, e basterebbe rinunciare a quella lucina rossa in tutti gli elettrodomestici in attività, con una banale ciabatta, per risparmiare fino al 10 per cento della bolletta elettrica. Sono numeri importanti, tenendo conto che una famiglia italiana, in media, spende 300 euro al mese per consumi collegati alle forniture energetiche. Il risparmio energetico non è uno slogan, è una necessità e si traduce in un contributo immediato per il miglioramento dell’ambiente. Pensate: siamo stati i più grandi consumatori in Europa di sacchetti di plastica per fare la spesa, ne compravamo quasi uno al giorno, a testa, e da quando sono finiti fuori legge, dal primo gennaio di quest’anno, nessuno li rimpiange. Abbiamo rinunciato senza danni a una spesa, a un consumo di petrolio, a un danno per la delicata catena di smaltimento dei rifiuti. A uno spreco. Attraverso il sito www.nonsprecare.it ricevo ogni giorno segnalazioni, consigli, suggerimenti, su come risparmiare. E vedo come sta crescendo una maggiore consapevolezza di buone pratiche, di gesti semplici per renderle concrete, di nuovi stili di vita. Senza ossessioni, senza la paura di sentirsi più poveri e di essere costretti a ridimensionare il proprio menage familiare. Non abbiamo bisogno di trasformarci in moderni francescani oppure di coltivare slogan suggestivi quanto irrealizzabili, come la decrescita felice. E’ sufficiente l’uso del buon senso e di un pizzico di quella sobrietà che ci ha fatto diventare un Paese ricco e solido. Basta veramente poco per il cambiamento, e può significare tanto. Per tutti.
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