Questo sito contribuisce all'audience di

Desiderio di vendetta, lo sbaglio fatale che condanna sempre all’infelicità (foto)

La tragica storia di un uomo che ammazza a colpi di pistola il giovane che ha investito e ucciso la moglie con l’auto, ci dovrebbe fare riflettere sullo spreco e sull’inutilità della vendetta. Altro che giustizia fai da te, è solo l’anticamera del dolore, dell’ossessione e della vita che viene sprecata.

Desiderio di vendetta, lo sbaglio fatale che condanna sempre all’infelicità (foto)
Desiderio di vendetta: perchè è un errore
di
Condivisioni

DESIDERIO DI VENDETTA -

La cronaca, nella sua spietatezza, non finisce mai di sorprenderci, e supera spesso la più tragica immaginazione cinematografica e letteraria. Fabio Di Lello, panettiere ed ex calciatore di Vasto, perde la moglie Roberta Smargiassi, un dolore infinito, travolta da un giovane automobilista, Italo D’Elia. Dopo sette mesi arriva la vendetta più efferata: Fabio uccide a colpi di pistola Italo, e poi lascia l’arma sulla tomba della donna, quasi a certificare che il suo spietato regolamento di conti è compiuto. Giustizia, ovvero la più orribile dell’ingiustizia, quella fai da te, è fatta.

Ho letto molti commenti su questa storia, si è parlato degli effetti perversi della campagna d’odio sul web contro il giovane Italo che avrebbe aizzato la mente sconvolta di Fabio, qualcuno si è avventurato in una specie di descrizione antropologica dell’italiano in versione giustiziere. Sappiamo quanto la Rete possa produrre veleni e odi, e quanto l’idea di farsi giustizia con le proprie mani sia diffusa, ma credo che qui siamo in presenza di qualcosa di più chiaro e anche più drammatico: l’esercizio puro e semplice della vendetta.

LEGGI ANCHE: Elogio del perdono, fa bene alla salute e aiuta a scoprire la parte migliore di noi

PERCHÉ LA VENDETTA È SBAGLIATA -

Vorrei riflettere con voi su un punto: la vendetta, prima di essere orribile, è inutile. È uno spreco distruttivo e autodistruttivo. Di tempo, di salute, di equilibrio mentale e fisico, di presente e di futuro. Di vita, in quanto la vendetta nega la vita, comunque la inquina e la polverizza, non solo nell’attimo del gesto finale.

Il grande filosofo Bacone diceva: «L’uomo che accarezza l’idea di vendetta continua a esasperare le proprie ferite, senza permettersi di chiudersi». E una ferita è comunque dolore, sofferenza, tempo che si dilata nel tormento. Quante volte di fronte a un’ingiustizia, un sopruso, un colpo alla schiena, reagiamo, quasi in modo istintivo, automatico, con l’obiettivo di vendicarci? Quante volte ci predisponiamo, anche lucidamente, al momento, al sapore, del regolamento di conti? Lo facciamo in modo naturale, neanche per cattiveria, senza però avere la necessaria lucidità di capire quanto in questo stato d’animo ci sia il seme dell’infelicità, dell’ossessione, del distruggere e dell’autodistruggere. Tante vite, non solo la nostra, come dimostra il lungo elenco di personaggi che stanno dentro la tragedia di Vasto, dalle vittime ai carnefici, fino a tutti i loro parenti.

COME EVITARE IL DESIDERIO DI VENDETTA -

La vendetta, se la consideriamo come un naturale ed endemico impulso (di giustizia? di rivincita? di potere?) che accompagna sempre la nostra vita, va cancellata, eliminata, fermata, alla fonte. Al primo attimo in cui compare nella nostra testa e nel nostro cuore.  Farlo dopo, anche solo poco dopo, significa correre il rischio di non farlo mai. E per fermarla non è indispensabile entrare immediatamente nel regno magico del perdono, in qualcosa che invece ha bisogno per sua natura di tempo e di metabolizzazione, altrimenti o è falso o non riesce a maturare. No, per fermare la sete di vendetta, basta solo riflettere per un momento sulla sua inutilità, sullo spreco enorme che contiene come parte integrante della sua natura.

La letteratura, il cinema, il teatro, l’arte in generale, ci aiutano, molto più della cronaca, che invece può spingerci fino all’abisso di condividere il gesto vendicativo, anche quello più grave come un omicidio. Dalle tragedie di Shakespeare ai film di Tarantino, passando per i grandi romanzi della letteratura universale dell’Ottocento: ovunque trovate il sangue, la miseria, il dolore, la violenza senza sbocco, che la vendetta semina. Sempre. E dovreste chiedervi, allora, se ha un senso, una logica, una motivazione che non sia l’irrazionale allo stato puro, sprecare tempo nel coltivare questo stato d’animo così negativo in tutti i suoi risvolti.

PERCHÉ VENDICARSI È INUTILE -

Ricordate l’antico proverbio? La vendetta è un piatto che va servito freddo. Cancellatelo, e sostituitelo, nel momento stesso in cui sentite che la voglia di vendetta si avvicina. E godetevi, a proposito di cucina, un piatto genuino di spaghetti con un buon bicchiere di vino. Non per dimenticare, cosa non facile e talvolta impossibile, ma per evitare che da un misfatto, uno solo, ne derivi una catena, ovvero tanti, troppi e inutili.

(Nell’immagine di copertina Fabio Di Lello e Roberta Smargiassi – Italo D’Elia)

PER APPROFONDIRE: Solo con il perdono si può rinascere (Susanna Tamaro)

Ultime Notizie: