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Elezioni regionali: è caos sulla data del voto

È già stata cambiata quattro volte. Ma la campagna elettorale è partita. Un modo per fare qualche legge-mancia in zona Cesarini?

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DATA ELEZIONI REGIONALI 2015 –

Siamo capaci di complicarci la vita anche quando si tratta solo di stabilire la data delle elezioni. La campagna elettorale per le amministrative, nelle piazze e nei talk show  televisivi, è già iniziata, le candidature si conoscono, lo scontro sui nomi e sui programmi è in corso. Tutto chiaro, tranne il dettaglio più importante: il giorno del voto. Così milioni di cittadini ancora non sanno quando andranno alle urne per rinnovare 515 consigli comunali e 7 consigli regionali  (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Veneto, Toscana e Umbria). La data balla il tango, e il governo continua a cambiarla come se volesse trasformarla in una puntata del gioco del lotto. Dimenticando che le leggi, una volta scritte andrebbero attuate e non modificate a raffica.

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LEGGE ELETTORALE REGIONALE ITALIANA –

Il primo cambiamento è avvenuto cavalcando la legge di stabilità, una manovra finanziaria che con le battaglie elettorali ci azzecca meno di zero. Ma il governo aveva interesse a modificare la vecchia legge sulle regionali per evitare un voto troppo ravvicinato: le vecchie norme, infatti, prevedevano il voto una settimana prima della domenica delle ultime elezioni, alla scadenza dei cinque anni del mandato. E poiché nel 2010 siamo andati alle urne, per i rinnovi dei consigli regionali,  il 28 marzo, l’appuntamento con gli elettori sarebbe caduto nella domenica 22 marzo. Troppo presto. E allora ecco un piccolo codicillo (comma 501) nella legge di stabilità del 2015, intitolato pomposamente Election day,  per spostare il voto delle comunali e delle regionali «entro i sessanta giorni dalla scadenza del mandato». Cioè entro il 28 maggio. I cervelloni di palazzo Chigi, burocrati e tecnici compresi, non avevano tenuto conto però del calendario. E in particolare di una serie di festività che si andavano ad accavallare con le possibili date del foto. Feste religiose, cristiane ed ebraiche, come la Pasqua e la Pentecoste, e civili, come la ricorrenza della Liberazione, la Festa del Lavoro e l’Adunata nazionale degli alpini. Un ginepraio che non ha impedito a Matteo Renzi di fare il suo solito annuncio da primo della classe. «Si vota il 10 maggio» ha detto il premier davanti alla direzione nazionale del suo partito. Però è stato smentito dallo stesso governo che, per mettersi al riparo da pericolose sovrapposizioni  di calendario, ha fatto un’altra variazione ( e un’altra norma) per allungare la data del voto al 31 maggio. Il giorno della santissima Trinità. Ma anche una domenica molto ravvicinata alla festa del 2 giugno, martedì: e gli italiani a un ponte di inizio estate non ci rinunciano neanche se qualcuno punta la pistola alla tempia. Figuriamoci se si tratta di andare a mettere una croce per rinnovare i consigli regionali.  Da qui un altro giro di valzer, la ricerca affannosa di una nuova data, e un possibile appuntamento con domenica 7 giugno. Possibile, non certo. In quanto è una data estiva e i ballottaggi alle comunali slitterebbero al 22 giugno, tempo di bagni al mare più che di urne.

LE ANOMALIE SULLE DATE PER LE ELEZIONI REGIONALI 2015 –

In attesa di conoscere la soluzione a questo rebus dell’Italia afflitta dal male oscuro della disorganizzazione, e della bulimia legislativa, i continui cambiamenti di date hanno accumulato una serie di anomalie, al confine con il dettato della carta costituzionale. Accade sempre così: a forza di modificarle e di manipolarle, le leggi evaporano. E la norma vuole che nei 45 giorni precedenti al voto i Consigli regionali entrino nel limbo della completa inattività. La ragione è ovvia e comprensibile, in quanto il legislatore ha voluto evitare qualche furbata dell’ultima ora, ovvero quelle leggi, con distribuzioni di soldi, di posti  e di mance, dal sapore vagamente elettorale. A forza di spostare la data del voto i 7 consigli regionali, invece, potranno fare il comodo loro, e state sicuri che fino al 7 giugno (?) vedremo nuove leggi e nuove spese.  E magari qualche ricorso alla Corte Costituzionale, tanto per complicare ancora di più le cose.

Seconda anomalia: nel momento in cui si consente una proroga dei mandati così ampia, stiamo parlando di alcuni mesi, si altera il principio in base al quale la stagione degli eletti, prima della parola degli elettori, dura cinque anni. È come se fosse stabilito, con una forzatura della legge, una sorta di lavoro straordinario dei consiglieri regionali uscenti che, tra l’altro, potrebbe favorire coloro i quali si ricandidano a spese dei nomi nuovi.

ANOMALIE O SCELTA POLITICA? –

Alle due anomalie si somma, infine, un dubbio. Vuoi vedere che questo pasticcio all’italiana non è il frutto della solita improvvisazione ma piuttosto una lucida scelta politica? Il sospetto è legittimo. Il governo e tutte le forze politiche che lo sostengono hanno un interesse ad allungare il brodo.  Il clima nel paese sta gradualmente cambiando, c’è più ottimismo e più fiducia, si parla di una significativa ripresa economica, ed importanti provvedimenti stanno arrivando in porto in Parlamento. Dunque, se si allunga la scadenza del voto, passando da una domenica a quella successiva ci sono buone probabilità che il vento a favore della maggioranza si alzi e ciò non sarebbe irrilevante ai fini delle decisioni degli italiani chiamati alle urne. È solo un dubbio, per carità, ma come diceva Giulio Andreotti, in politica «a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca».

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