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Crescita zero: l’Italia non fa più figli

Mai così male dal 1917, quando ci furono milioni di morti per la Prima guerra mondiale. Intanto quasi 100mila giovani ogni anno lasciano il paese per non tornare più. Anche la Germania in crisi demografica.

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CRESCITA ZERO IN ITALIA –

Facciamo sempre meno figli, gli anziani aumentano e i giovani emigrano. Risultato: l’Italia è ormai un paese a crescita zero. Fermo, anche dal punto di vista demografico. L’ultima, impietosa fotografia scattata dall’Istat ci avverte che nel 2014 siamo 60 milioni e 795mila residenti, appena 12.944 in più rispetto all’anno precedente: ma il lieve aumento è dovuto solo agli immigrati, in un paese dove ormai gli stranieri sono complessivamente 5 milioni e valgono l’8 per cento della popolazione. Numeri da brivido, compreso il saldo negativo tra nati e morti, meno 100mila, il più alto dal biennio 1917-1918, quando però pagammo il bagno di sangue della Prima guerra mondiale. E compresa la fuga all’estero, con 30mila italiani che rientrano e quasi 100mila che vanno via, uno spreco enorme di risorse umane e di futuro. In gran parte si tratta di ragazzi laureati che fuggono a caccia di nuove opportunità nel mondo globale, dove il lavoro non manca e gli stipendi, a partire dal primo, sono più alti.

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CRESCITA ZERO DELLA POPOLAZIONE: LE CONSEGUENZE –

Ma quali conseguenze porta la crescita zero? Un paese sempre più anziano (44,4 anni l’età media: la più alta nel pianeta dopo il Giappone) diventa lentamente, come nel nostro caso, un paese per vecchi. Con meno persone che lavorano, pagano tasse e contributi previdenziali. Se aggiungete a ciò l’anemica fase economica, altra crescita di fatto pari a zero, è chiaro che l’allarme sul debito pubblico, che proprio ieri ha segnato il nuovo record storico a 2.200 miliardi di euro, diventa di colore rosso fuoco. Ogni giorno, ogni ventiquattr’ore, in Italia si contano 30 nuovi ultrasettantenni, che dal 1974 ad oggi sono passati da 3 a oltre 9 milioni. Lo stato sociale, e cioè previdenza e assistenza sanitaria, fa un enorme fatica a reggere l’onda d’urto di questa implacabile curva demografica. Così nonostante i vari interventi, non certo leggeri, sulle pensioni, l’Inps si avvia a ritrovarsi con conti non sostenibili. Il suo patrimonio netto, quello che garantisce le pensioni degli italiani, lo scorso anno era a quota 18 miliardi di euro, nel 2015 è già sceso a 11 miliardi e continuando di questo passo  diventerà negativo per 12 miliardi già nel 2023, tra meno di otto anni.

POPOLAZIONE A CRESCITA ZERO IN ITALIA –

Il secondo effetto della crescita zero colpisce proprio le nuove generazioni. Per sostenere le pensioni e i livelli di assistenza sanitaria già assegnati, con una coperta della finanza pubblica sempre più corta, sarà impossibile trovare le risorse per migliorare le prestazioni , e i relativi ammortizzatori sociali, per i giovani. Dunque il conflitto, sottostante un’evidente iniquità legata alla carta d’identità, è destinato ad aumentare. E non sappiamo fino a quando sette milioni di attuali pensionati potranno continuare a passare soldi a figli e nipoti, in una sorta di welfare parallelo. La terza conseguenza riguarda gli immigrati, che come abbiamo visto consentono il pareggio demografico, sebbene anche loro iniziano a fare meno figli. Con i problemi che abbiamo su questo versante, e con gli spazi occupazionali di lavori tradizionalmente svolti da stranieri che si stanno saturando, quanto potrà ancora reggere la supplenza degli immigrati senza esplodere dal punto di vista sociale?

POPOLAZIONE A CRESCITA ZERO IN GERMANIA –

L’unica notizia confortante in questo scenario è che condividiamo la crescita zero con la Germania, un paese più solido e più ricco dell’Italia ma altrettanto a rischio per effetto della curva demografica. Se continua con questo passo, secondo l’Istituto federale di statistica, ci saranno sul territorio tedesco 10 milioni in meno di cittadini entro il 2060. Però la Germania sta correndo ai ripari, con generose politiche a sostegno delle famiglie, pari al 5 per cento del pil tedesco. Un lusso che noi italiani, sempre più vecchi e più indebitati, non possiamo permetterci.

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