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Crack municipalizzate: a noi le bollette, a loro posti e soldi

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Nessuno è in grado di dire, con precisione, neanche quante sono le municipalizzate dello spreco made in Italy finanziate dalle bollette di luce, acqua, gas, e di forniture varie ed eventuali. Può sembrare un’assurdità, ma l’Irpa (Istituto di ricerche sulla pubblica amministrazione) ha alzato le mani di fronte alla selva oscura del nostro capitalismo municipale. In compenso, ci sono alcune certezze. La prima: in questa giungla si sprecano soldi pubblici e tasse pagate dai cittadini per liquidare stipendi ed emolumenti a un universo di 16mila amministratori.

Spesso si tratta di politici riciclati, bocciati a un’elezione o trasferiti da un consiglio comunale a un consiglio di amministrazione, con una forma di risarcimento a vista. Seconda certezza: nella giungla degli sprechi e del clientelismo l’unica macchina che non si è mai fermata è quella delle assunzioni facili. Roma Capitale, che boccheggia sull’orlo del default, ha pensato bene tra il 2008 e il 2010 di procedere all’assunzione di 3.500 persone a libro paga del Campidoglio, contribuendo così a gonfiare i conti fuori controllo.

Infine, le municipalizzate ingoiano, tra soldi distribuiti all’esercito degli amministratori riciclati e bollette sempre in aumento pagate dalle famiglie, attività che nulla hanno a che vedere con la loro mission industriale. Un casinò, un campeggio, una consulenza alle imprese, servizi di informatica. Tutto con il carburante della finanza allegra e di una montagna di debiti che hanno ridotto al lumicino il valore di mercato di queste società, pure ricche per definizione visto che operano in regimi di (quasi) monopolio. Il governo Monti promette di mettere mano a brevissima scadenza al taglio delle ali del mostro del capitalismo munipale italiano: speriamo che lo faccia presto e bene. Puntando i piedi, e giocandosi la faccia e il posto, se i partiti-fantasma e le corporazioni sempre in agguato dovessero provare e resistere.