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Autobus e tram comunali con sprechi facili: i biglietti incassati coprono solo il 30 per cento dei costi

In Germania si arriva all' 83 per cento, nel Regno Unito al 64 per cento e in Spagna al 58 per cento. Come si farà, in queste condizioni, a privatizzare i servizi? Intanto a Roma l'Atac ha bruciato 1,2 miliardi di euro

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COSTO BIGLIETTI BUS –

Adesso Matteo Renzi, a caccia di almeno 10 miliardi di tagli nella spesa pubblica per finanziare la diminuzione delle tasse ed evitare l’aumento dell’Iva, torna alla carica. E promette una riforma radicale del trasporto locale, la miriade di società municipali che gestiscono tram, autobus e metropolitane, con l’idea di ridurre i contributi pubblici. Ed aprire le porte ai privati.

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Il piano del governo prevede sulla carta tre cose essenziali. La prima è di affidare le concessioni da parte delle regioni attraverso gare pubbliche, con la reale possibilità che partecipino anche nuovi concorrenti: un obiettivo già annunciato in passato, ma finora mai realizzato. In secondo luogo, il governo intende diminuire i contributi pubblici e concederli anche sulla base della capacità delle singole società di risanare i bilanci. Un premio per i bravi amministratori locali. Infine, verrà rafforzata la possibilità per gli operatori di affittare gli autobus in leasing, in modo da diminuire i costi e non bloccare l’ingresso di eventuale di nuovi soci.

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Sulla carta le intenzioni sono buone, ma gli ostacoli altrettanto evidenti. il ceto politico locale non mollerà facilmente un osso che significa assunzioni, clientele, favori e appalti. Tutto a spese di Pantalone, ovvero lo Stato, che per tenere in piedi questa giostra del servizio pubblico locale, la cui qualità è di regola molto bassa, tira fuori ogni anno 6,5 miliardi di euro di contributi. Una cifra che in Francia, Gran Bretagna e Germania si sognano.

Quanto alla privatizzazione, bisogna intendersi. Se si faranno sul serio, bisognerà capire chi e come avrà il coraggio di imbarcarsi in un’avventura che al momento appare senza sbocchi. Lo dicono i bilanci di queste piccole Iri municipali. I ricavi dei biglietti, infatti, coprono appena il 32 per cento dei costi, a differenza dell’83 per cento del trasporto locale tedesco, del 64 per cento del Regno Unito e del 58 per cento della Spagna. Ed è così che una sola azienda, la romana Atac, in otto anni ha accumulato perdite per 1,22 miliardi di euro. Quale privato metterà un euro in queste condizioni? Una domanda alla quale il premier, prima o poi, dovrà dare una risposta. Salvo limitare l’azione del governo a un annuncio estivo.

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