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Banche dei corrotti, le abbiamo salvate. Ma loro pagheranno il conto? No, a quanto pare

Giusto evitare il fallimento di banche come la Popolare di Vicenza o il Monte dei Paschi. Però i colpevoli non possono farla franca, come al solito. Il libro denuncia di un magistrato di Vicenza: "I reati della banca si conoscevano da anni".

Banche dei corrotti, le abbiamo salvate. Ma loro pagheranno il conto? No, a quanto pare
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CORRUZIONE NELLE BANCHE

Hanno salvato le banche venete, uno snodo dell’Italia industriale e finanziaria, un approdo, un tempo sicuro, per migliaia di famiglie di risparmiatori, diventato poi un epicentro dei peggiori metodi della governace bancaria all’italiana: clientelismo, malaffare, reti lunghe di protezione, corruzione a diversi livelli. Le banche venete dovevano essere salvate, altrimenti il conto sarebbe stato ancora più salato per tutti, e come era già avvenuto con il Monte dei Paschi di Siena, il conto lo paga innanzitutto lo Stato, a suon di miliardi di euro, ovvero noi cittadini con le nostre tasse.

Ma adesso che le banche sono state salvate (e la processione dei salvataggi non è finita…), abbiamo il diritto di farci qualche domanda e di avere qualche risposta su questo gigantesco spreco. Uno spunto importante ci arriva da un libro, Il crack della Banca popolare di Vicenza, scritto nientemeno che da Cecilia Carreri, ex magistrato della Procura di Vicenza, testimone diretto della lunga stagione degli sprechi e degli imbrogli. Comprese le elargizioni di denaro a tutto campo, dai politici ai sindacalisti della zona, passando anche per qualche amico nel mondo della magistratura.

La Carreri scrive testualmente che “i reati balzavano agli occhi tutti già da molto tempo”. Anni. Ma nessuno muoveva un dito. E, avverte l’ex magistrato, nessuno ha mosso un dito dopo, quando lo scandalo è esploso, per colpire i responsabili con qualche provvedimento. Sequestri di patrimoni a garanzia delle parti lese, custodia cautelare in caso di rischio di inquinamento delle prove. Nulla di nulla. “Una cosa mai vista” taglia corto la Carreri, puntando il dito anche sui suoi ex colleghi della Procura.

Sorge il sospetto che tanta distrazione rientri in quello che dicevo all’inizio: la rete delle complicità che ha portato le banche italiane, alcune banche, di fatto al fallimento, è molto larga. E per come stanno andando le cose, si rischia che i maggiori responsabili del disastro, nonostante le evidenti responsabilità, la facciano franca. Tutti e in blocco.

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SALVATAGGIO BANCHE

Detto questo, a proposito del caso delle banche venete, il frequente salvataggio delle banche italiane pone due problemi. Il primo è che il salvataggio delle banche italiane passa per un’operazione di sistema, condivisa con i signori di Bruxelles e con i nostri partner, in grado di affrontare una volta per tutte la questione della montagna di crediti inesigibili, quasi carta straccia nelle mani e nei bilanci delle banche. Stiamo parlando di circa 360 miliardi di euro, ma probabilmente la cifra è approssimata per difetto. Dentro questo vulcano, che rischia di fare esplodere pezzi vitali del sistema creditizio e di mettere a rischio il tesoro del risparmio degli italiani, cova il focolaio del secondo problema: la devastante, capillare e impunita corruzione che dilaga nel corpo, e innanzitutto nei piani alti delle nostre banche.

PROBLEMI BANCHE ITALIANE

Basta partire da questa domanda: come si è formata la montagna dei crediti inesigibili? Risposta: con le difficoltà dell’economia, delle imprese e delle famiglie a restituire i soldi, certo. Ma anche perché tanti, tantissimi debitori di oggi quei soldi dalle banche li hanno ricevuti corrompendo diversi funzionari e dirigenti. Tutti al loro posto, tutti impuniti, tutti messi alla porta con super liquidazioni da milioni di euro solo quando proprio non si sapeva più come difenderli. Ecco il vero scandalo, il vero spreco delle banche italiane.

Questa corruzione è sistemica, incrocia pressioni politiche e affaristiche, clan malavitosi, massoneria finanzieri rampanti come oscuri uomini dal potere inossidabile. Andare a vedere la prima fila, con nomi e cognomi, del potere in quelle decine di banche italiane che sarebbero già fallite senza un provvidenziale intervento pubblico e che ancora hanno bisogno di assistenza e di supporto per evitare il crack. C’è da restare di sasso. Ai vertici di queste banche si sono e ci sono stati personaggi inamovibili per venti, trenta, quarant’anni. Mummie del potere finanziario, e non solo. Un personaggio come Giovanni Bazoli del quale personalmente ho grande sistema (in fondo, è l’uomo che ha accompagnato e guidato la formazione del primo polo bancario italiano), ha detto che complessivamente il sistema bancario italiano è sano e solido. Ha ragione, ma Bazoli nega l’evidenza se non riconosce che dentro questo sistema si è creata una rete, molto di più di una consorteria, dove gli anelli sono lubrificati e collegati da una vicendevole forma di protezione, sotto il segno della dea malvagia chiamata corruzione. Non è possibile, non è giusto, non è tollerabile, che nei centri di potere del sistema bancario, pensiamo alle Fondazioni, alle Casse di risparmio, alle banche popolari, siano a comandare sempre e solo i soliti noti. Basta. Salviamo le banche, ma non questi finti banchieri o bancari di lusso.

BANCHE ITALIANE A RISCHIO

Infine, tanta corruzione è favorita dal silenzio dell’opinione pubblica. Inchieste ficcanti e perentorie sul sistema bancario, come le abbiamo viste e le vediamo a proposito della politica (ricordate gli anni di Tangentopoli?), non si vedono né sui giornali né in tv. Chissà che non c’entri qualcosa il fatto che le banche siano di fatto, o attraverso le azioni che hanno o con i crediti concessi ai proprietari di giornali, dominus del sistema dell’informazione. E vedrete che molti istituti di credito, una volta salvati dal fallimento anche con il sacrificio di piccoli risparmiatori e liberati dei vecchi mandriani che li hanno spolpati, saranno ceduti a fondi stranieri che a loro volta tra qualche anno passeranno la mano ad altri azionisti. Facendo un ottimo affare, al contrario dei danni arrecati ai risparmiatori italiani.

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