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Mozzarella: così stanno uccidendo un’eccellenza alimentare italiana

Inchieste a tappeto, sequestri, arresti e blitz. Poi sempre il solito finale: tutti scagionati. Già cinquanta gli imprenditori coinvolti. Più di 300 ispettori l’anno per ogni azienda.

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CONTRAFFAZIONE MOZZARELLA CAMPANA –

La maledizione della mozzarella colpisce ancora. Due imprenditori, Paolo e Pasquale Marrandino, sono stati scarcerati dopo che il tribunale del riesame ha smontato i pesanti capi di imputazione, dall’associazione a delinquere alla contraffazione di prodotti alimentari, per i quali erano stati arrestati. Un copione che si ripete con ciclica puntualità, e sempre con la stessa scenografia. Blitz, sequestri, arresti, conferenze stampa e grandi titoli sui giornali e in tv. Poi tutto finisce in una bolla di sapone, salvo il danno irreparabile alle persone ed a un intero pezzo dell’economia campana. Sono ormai una cinquantina i casi di questa sciagurata fiera delle bufale giudiziarie che vede i produttori di mozzarella sul banco degli imputati, e poi prosciolti, per legami con la malavita oppure per spericolate violazioni delle norme sanitarie.

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CONTRAFFAZIONE PRODOTTI ALIMENTARI ITALIANI –

L’inchiesta sui Marrandino, per esempio, partita un anno e mezzo fa, era approdata alle manette dei due imprenditori perché avrebbero somministrato il vaccino anti-brucellosi alle bufale in un periodo, il post parto, assolutamente vietato dalla legge. Giuseppe Mandara, invece, è stato arrestato tre volte, con sequestro degli allevamenti e dei punti vendita, per contiguità con i clan della malavita, ed è sempre stato scagionato dalle accuse. Per continuare a lavorare, e non chiudere baracca e burattini, Mandara ha dovuto perfino cambiare il nome all’azienda, il marchio della sua attività, uno dei valori più significativi di un prodotto alimentare. Non c’è bisogno di immaginare complotti per rendersi conto che dietro questa frenetica attività investigativa, accompagnata dal tintinnio delle manette, compare l’ombra di un paradigma mai accertato: e cioè il fatto che l’industria della mozzarella sia una sorta di regno del male, inquinato negli uomini che lo controllano e nei prodotti che si realizzano. Laddove l’intero settore è oggetto di ossessive verifiche in base alle quali un piccolo caseificio, in media, deve mettere nel conto l’arrivo in azienda di circa 300 ispettori l’anno, quasi uno al giorno, in rappresentanza di 12 organismi di controllo. Quasi mai concordi nelle rispettive valutazioni. L’unico risultato che resta tra le macerie di tanto furore giudiziario è il colpo basso e mortale a un’eccellenza agricola e industriale, una delle poche, della Campania. L’intero settore vale, a livello regionale, un fatturato annuo di circa 500 milioni di euro, con 15mila addetti ai quali bisogna aggiungere il personale impegnato nell’indotto. E la mozzarella è il prodotto dop più importante dell’intero Mezzogiorno. Un tesoro che, se non si riesce a spezzare la maledizione delle inchieste aperte con squilli di tromba e risolte in vacca, finirà per essere distrutto.

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