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Spiagge in saldo, l’enorme spreco delle concessioni demaniali regalate (foto)

Nell’ultimo anno lo Stato ha incassato da questa voce appena 103 milioni di euro. Nulla. In Sicilia gli stabilimenti pagano 100 euro al mese, e canoni da mance ci sono anche in Toscana, in Liguria, in Campania. Praticamente ovunque.

Spiagge in saldo, l’enorme spreco delle concessioni demaniali regalate (foto)
Concessioni demaniali delle spiagge
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CONCESSIONI DEMANIALI DELLE SPIAGGE

Alzi il dito chi non ha messo piede in una delle meravigliose spiagge italiane, con tanto di stabilimenti, ombrelloni, chioschi e ristoranti. Nessuno. Tutti le conosciamo, tutti abbiamo avuto la fortuna di frequentarle, tutte le amiamo. Ma pochi sanno il gigantesco e scandaloso spreco che si nasconde dietro le concessioni demaniali delle spiagge.

Stiamo parlando, tanto per capirci, di un’entrata per la casse pubbliche, quelle dove i soldi sono sempre pochi e anche per questo le tasse sono sempre altissime, che dovrebbe valere come una miniera d’oro e invece è l’equivalente di una mancia collettiva. Pensate: lo scorso anno sono stati incassati in tutto 103,2 milioni di euro per concessioni demaniali delle spiagge, in pratica affitti a favore dello Stato, pari a una cifra media di 6.106 euro a chilometro quadrato. Sì, chilometri e non metri, come dovrebbe avvenire secondo diversi esperti.

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CONCESSIONI SPIAGGE DEMANIALI

La truffa ai danni di cittadini, mi assumo la responsabilità del peso di questa parola, si riconosce anche da un altro dato. I canoni di concessione di tutte le spiagge italiane rappresentano appena il 2 per cento del fatturato di tutti gli stabilimenti balneari del Paese. Praticamente le stiamo regalando queste spiagge a persone che, legittimamente, fanno la loro attività turistica, ricreativa e di ristorazione. Fanno soldi e affari, insomma. Mentre lo Stato li spreca e li getta dalla finestra.

REGOLE CONCESSIONI DELLE SPIAGGE

Se poi dai numeri ci trasferiamo nel mondo reale, delle storie con persone in carne ed ossa, lo scandalo è ancora più evidente.  In tutte le regioni italiane, nessuna esclusa, anche se la forchetta dello spreco è molto ampia. A Stromboli, per esempio, per le spiagge più belle del mondo i concessionari pagano la stratosferica cifra di 100 euro al mese. Il conto di un paio di persone al ristorante di uno di questi stabilimenti e\o chioschi. E la regione Sicilia, sempre generosa quando si tratta di sprecare soldi pubblici, porta a casa, complessivamente, dalle concessioni demaniali delle sue meravigliose spiagge, disseminate in tutta l’isola, la bellezza di 81mila euro l’anno, a fronte, giusto per restare nel Sud, dei 452mila euro incassati dalla Basilicata, dove certo le spiagge non sono inferiori né di numero né per la bellezza.

Andiamo avanti? Concessioni a prezzi stracciati si registrano a Capri, Positano, Ischia (Campania), ma anche in Versilia (Toscana), nella riviera ligure (Liguria) e nelle spiagge super esclusive della Maremma (ancora Toscana). Di fatto, ovunque. Di fronte al regalo-spreco concesso alla potente lobby (che controlla tanti voti sul territorio) dei gestori delle spiagge, il consumatore-cittadino è beffato due volte. La prima, in quanto con gli incassi che non arrivano, lo Stato è costretto o ad aumentare le tasse oppure a diminuire i servizi (scuole, ospedali, pensioni). La seconda volta, quando paga il conto della sua giornata sulla spiaggia, dove un semplice lettino non costa meno di 10-15 euro e può arrivare fino a 40-50 euro al giorno. In più c’è tutto il resto ad arrotondare il conto di una giornata in spiaggia, magari con famiglia al seguito.

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RIORDINO CONCESSIONI DEMANIALI DELLE SPIAGGE

Stranamente, in Parlamento più di un deputato e di un senatore si sono accorti di questa vergognosa regalia ai “signori delle spiagge” e hanno avuto lo straordinario coraggio (magari sono eletti in qualche zona delle Dolomiti…) di chiedere una revisione dei prezzi, fermi al lontano 1989, e perfino una maggiore trasparenza nel denunciarli. Il parlamentare Andrea Mazziotti, per esempio, ha chiesto di prevedere l’obbligo, per ciascuno stabilimento, di esporre con un cartello il valore del canone pagato allo Stato. Buona idea, ma respinta nel silenzio tombale del nostro Parlamento, anche perché se fosse applicata, diversi gestori degli stabilimenti dovrebbero chiudere per la protesta rabbiosa dei clienti. Piuttosto il Parlamento dovrebbe approvare, in tempi rapidi e senza fare trascorrere un’altra stagione estiva con questo scandalo ancora in piedi, una semplice leggina (pochi ed essenziali articoli) che preveda un banale adeguamento dei canoni di locazione. Sarebbe una rivoluzione e la fine di una vergogna, ma in Italia la prima cosa ci piace solo annunciarla, mentre a proposito della seconda, è noto che spesso non abbiamo alcun ritegno.

CONCESSIONI DEMANIALI DELLE SPIAGGE:

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