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Come uscire dalla crisi: la ricetta del sociologo De Masi per le nuove generazioni

Un nuovo modello di sviluppo, di cui tutti sentiamo la necessità, come una bussola che serve per affrontare il mare in tempesta del cambiamento. è quanto propone il nuovo libro di Domenico De Masi

Come uscire dalla crisi: la ricetta del sociologo De Masi per le nuove generazioni
Come uscire dalla crisi: i modelli di vita offerti dal sociologo De Masi (foto tratta dal sito www.domenicodemasi.it)
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COME USCIRE DALLA CRISI - Siamo nel guado. Il modello di sviluppo dell’Occidente che ha dominato, con un pensiero unico, negli ultimi trent’anni dopo la rivoluzione Thatcher-Reagan, è entrato in corto circuito sotto i colpi, i terribili colpi, della Grande Crisi, esplosa nel 2008 e ancora in evoluzione. Siamo in una transizione, anche cupa, rabbiosa e incerta, nella quale si stanno riscrivendo, sulle pelle degli uomini, stili di vita, comportamenti individuali e collettivi, produzione, consumi. E pensieri, a partire dall’idea di un nuovo modello di sviluppo, concetto astratto ma sintesi di un programma, di cui tutti sentiamo la necessità, come una bussola che serve per affrontare il mare in tempesta del cambiamento.

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MODELLI DI SOSTENIBILITA’. Domenico De Masi, vulcanico sociologo di tempra e di sangue meridionale, ci offre un lungo spaccato di pensieri in libertà in un libro: Mappa Mundi, modelli di vita per una società senza orientamento, (Rizzoli editore, 877 pagine, 21 euro) che arriva perfino a invocare uno sforzo di “creatività collettiva”. Dentro un testo così lungo, con ben 15 possibili modelli presi in esame, De Masi mescola con scioltezza e mai in tono accademico spunti storici, rimandi alla religione e alla filosofia, questioni legate all’economia e alla sociologia. E non annega tutto ciò in un palude di ragionamenti astratti, ma piuttosto, fornito anche di una sana ironia, prova a fornirci un nuovo atlante di paradigmi. Operazione ambiziosa, utile in un momento in cui di pensieri forti ne circolano davvero pochi, specie in Italia, dove una società cha ha accumulato infelicità, rabbia, invidia sociale, si trova (non) governata da una classe dirigente schiacciata sul presente, senza orizzonti e senza sogni, incapace di imprimere una direzione di marcia al cambiamento necessario quanto ineluttabile.

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Ci sono alcuni punti essenziali, richiamati in vari passaggi del libro di De Masi, che bisogna considerare come dei traguardi decisivi di un percorso, specie per le nuove generazioni che hanno e avranno il compito di declinare l’uscita dal guado.

DISEGUAGLIANZE SOCIALI. Il primo riguarda l’intollerabile aumento delle diseguaglianze, nonostante i mille benefici che abbiamo ricevuto, come umanità, dalla globalizzazione. Non parliamo dei casi clamorosi dei paesi anglosassoni, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, ma restiamo all’Italia, a casa nostra, dove stiamo assistendo a un fenomeno di progressiva concentrazione della ricchezza nella mani di una ristretta minoranza di cittadini a fronte di un complessivo impoverimento del ceto medio (cioè la quasi totalità della popolazione). Solo pochi numeri, ricavati da un rapporto della società di consulenza Capgemini intitolato Indagine sulla ricchezza nel mondo: nel 2013, nel nostro Paese, si contano ufficialmente (poi bisogna aggiungere la ricchezza che sfugge alle statistiche e al fisco) circa 200mila italiani che hanno una liquidità da investire superiore a 1 milione di euro. Il club è cresciuto, dal 2011, di 4.500 unità, e quindi a dispetto della Grande Crisi, di un’economia reale in piena recessione, di una pressione fiscale ai massimi storici, di un tasso di disoccupazione in crescita, anche in Italia, come nel resto del mondo occidentale, aumentano i milionari, o i super milionari. In una parola, si restringe la torta della ricchezza e aumenta la concentrazione di chi la possiede: uno squilibrio molto pericoloso che non può durare a lungo e mette a rischio il Paese nel suo complesso, nella sua tenuta.

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IL PROGRESSO SOSTENIBILE. Il secondo punto, sul quale nel suo libro De Masi ci racconta tanti possibili percorsi di cambiamento, riguarda il tema del progresso sostenibile, a partire dalla lotta agli sprechi, in tutte le forme in cui si manifestano. Ovvero, la possibilità che abbiamo di uscire dal guado di una recessione strisciante che ci strangola, con una nuova e sana crescita economica, abbinata a una nuova difesa dell’ambiente, a nuove politiche per l’energia, l’istruzione, la formazione, la ricerca, a una nuova consapevolezza del fatto che un mondo che distrugge le sue risorse naturali non ha futuro. Nuova povertà da sconfiggere, nuova sostenibilità da affermare: all’interno di questo binomio scopriremo, speriamo presto, la nuova bussola per navigare nella mappa del mondo.

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