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Chi sono i verdi che hanno vinto in Germania. E in Italia quando riusciranno a risorgere?

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I verdi tedeschi sognano in grande. Dopo il trionfo alle elezioni regionali in Baden Wurttemberg e in Renania-Palatinato (con il 27 per cento dei voti), i Grunen rappresentano ormai un terza forza che gioca alla pari con i socialdemocratici e i conservatori, non escludendo alleanze in entrambe le direzioni. Ma rispetto agli anni Ottanta, alle origini del movimento, è cambiato tutto, dall’impianto culturale al profilo politico, fino alla classe dirigente, e la lezione dei verdi tedeschi segna una nuova impronta dell’area ecologista in Europa.

Il primo cambiamento è sui contenuti: i verdi non sono più ideologici, integralisti, e hanno preso le distanze dal movimentismo autoritario della prima stagione. Sono diventati un partito pragmatico, con ambizioni di governo, che intercettano anche una domanda etica, di maggiore trasparenza nella vita pubblica e di nuovi stili di vita nella dimensione privata. Sono i verdi del fare, e non più del no sempre e comunque. Certo: la netta posizione contraria alle centrali nucleari, dopo la catastrofe in Giappone, ha avuto il suo peso nel trionfo elettorale, ma un partito che raccoglie un terzo dell’elettorato può ormai definirsi interclassista e non più la sponda di una minoranza sociale. Da qui la seconda novità: i Grunen sono i nuovi riferimenti della media borghesia tedesca, pescano a piene mani nell’universo del ceto medio e lo rappresentano con l’obiettivo di dare un nuovo sbocco alla politica in Germania ingessata nel bipolarismo conservatori-socialdemocratici.

Quanto alla classe dirigente, al vertice del partito ci sono due quarantenni: Claudia Roth, una lunga carriera di attrice e una straordinaria capacità mediatica, e Cem Ozdemir, figlio di un emigrante turco, di fede islamica, professore di pedagogia sociale. E anche Winfried Kretschmann, 62 anni, il primo presidente verde di un land tedesco dopo il voto di domenica scorsa, punta tutto il suo profilo sul cambiamento e sulla capacità di fare un indirizzo di governo alle politiche ambientaliste.

L’avanzata in Germania prevede già le prossime tappe con le elezioni amministrative a Berlino, la capitale che i verdi vogliono guidare, previste per il prossimo mese di settembre, e poi una spallata per anticipare il voto delle politiche in calendario nel 2014. I verdi tedeschi segnano una traccia per l’intero movimento ambientalista europeo, e saranno la bussola della nuova ortodossia. E in Italia? I verdi devono ancora riprendersi dal trauma dell’uscita dal Parlamento, dopo la catastrofica esperienza del governo Prodi: ma innanzitutto non hanno ancora né un’idea né un volto nuovo. Qualcosa e qualcuno che, come in Germania, faccia sognare i nuovi ambientalisti del ventunesimo secolo.