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C’e’ una follia nel caos dell’Ilva di Taranto

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Ricapitoliamo. La magistratura ha bloccato l’Ilva di Taranto, chiudendo sei reparti dell’acciaieria e arrestando (con la concessione dei domiciliari) otto indagati per disastro ambientale. Gli operai di Taranto sono scesi in piazza, con uno sciopero a oltranza: vogliono la loro fabbrica, oggi più che mai a rischio come quella di Genova il cui destino è legato agli impianti di Taranto. Il governo ha messo sul tavolo 336 milioni di euro, dei quali 329 sono soldi pubblici, per bonificare l’area. La famiglia Riva, che ha guadagnato molti soldi a Taranto, promette di non volere abbandonare i suoi dipendenti e ricorda di avere già investito circa un miliardo di euro nella bonifica dei suoli. C’è una vena di follia in questo corto circuito di prese di posizione e di decisioni che mettono in conflitto il lavoro e la salute, due beni assoluti, entrambi irrinunciabili. E vedono ancora una volta la magistratura nel ruolo di supplente rispetto a ritardi di altri poteri locali e nazionali. Non c’è da perdere un minuto e con un’azione da sistema Paese bisogna salvare fabbrica e sicurezza: è in gioco la credibilità dell’Italia.