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Frutta e verdura bio, vendute in confezioni di plastica. Ma che senso ha? Solo per alzare il prezzo?

Un prodotto biologico non può essere imballato con materiale inquinante. Non c’è logica. A meno che l’etichetta bio serva solo ad aumentare le tariffe. Tutti buoni motivi per cambiare fornitore. La campagna promossa in Spagna.

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CAMPAGNA CONTRO IMBALLAGGI

Siete mai entrati in un negozio bio? La prossima volta che lo fate, date uno sguardo attento alle confezioni, a come vengono venduti i prodotti. Vedo che in diversi punti vendita biologici, si verifica un paradosso sprecone, non saprei come definirlo altrimenti, che capisco davvero poco: frutta e verdura  imballate in confezioni di plastica.

Siamo nella più classica delle contraddizioni. Un prodotto bio, che quindi rifiuta tutta una serie di trattamenti chimici dalla produzione alla vendita e rappresenta anche una cultura da consumatori attenti all’ambiente, raccolto nella plastica? Che senso ha? Forse, e non credo di essere troppo malizioso, l’unica attenuante è che ci troviamo di fronte a un classico caso di appropriazione indebita dell’etichetta bio, utilizzata cioè solo per aumentare i prezzi di alcuni prodotti.

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LA CAMPAGNA DESNUDA LA FRUTA

La contraddizione mi è stata confermata anche attraverso la scoperta di una campagna promossa in Spagna da Isabel Vicente, ingegnere, ambientalista e blogger di “La hipótesis Gaia”, portale attraverso il quale porta avanti l’iniziativa #DesnudaLaFruta. Tutto ha avuto inizio quando, al momento della spesa al supermercato, Isabel si è trovata di fronte a quello che vedete nell’immagine: una cipolla riposta in un mini vassoio in polistirolo e avvolta dalla pellicola trasparente.

Una situazione che l’ha fatta riflettere ancora di più sull’enorme consumo anzi abuso di imballaggi: materiali il più delle volte inutili, che non fanno altro che andare ad incrementare la già enorme quantità di rifiuti prodotti.

L’immagine, pubblicata sulla pagina Facebook del blog di Isabel, in pochissimo tempo ha fatto il giro del mondo. La campagna è promossa in collaborazione con Patricia Reina e Fernando Gómez del blog “Vivir sin Plásticó” e sta riscuotendo grande approvazione.

Che senso ha, confezionare in imballaggi di plastica e polistirolo, cipolle, arance, limoni e banane? E ancora, guardate questa immagine pubblicata da un utente sulla pagina Facebook del blog di Isabel: un mandarino a spicchi racchiuso in un inutile imballaggio. Non sembra anche a voi uno spreco?

COSA FARE PER RIDURRE IL NUMERO DI IMBALLAGGI

Ancora una volta, però, se ci riflettete, la parola decisiva spetta a noi consumatori. Di fronte a un negozio bio che imballa frutta e verdura in confezioni di plastica, abbiamo un’arma potentissima: non acquistare nulla e cambiare fornitore. Tra l’altro non è escluso che quella plastica, con un contatto così diretto prolungato sulla frutta, sulla verdura e sull’ortaggio ne possa alterare il sapore e le proprietà. Dunque, i venditori bio siano coerenti: e vendano i loro prodotti in modo corretto. Senza plastica. Altrimenti, rinuncino a questa etichetta ecologica.

(Tutte le immagini sono tratte dalla pagina Facebook del blog “La hipótesis Gaia”)

OGGETTI DI PLASTICA CHE POSSIAMO FACILMENTE ELIMINARE:

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  2. Il caso dei cotton fioc, non servono e sono dannosi. Per il cerume bastano acqua e sapone
  3. Insalata e verdure, ma perché continuiamo a comprarle in buste di plastica? Paghiamo di più, e non guadagniamo tempo
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