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La nuova famiglia in Italia: una coppia su tre convive senza formalità

La media dei figli per donna è scesa da 2,1 a 1,9. Un quarto dei bambini nascono al di fuori della famiglia tradizionale. Crollano i matrimoni e aumentano i divorzi. Nelle regioni del Nord ci si sposa più in municipio che in chiesa.

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CAMBIAMENTI DELLA FAMIGLIA IN ITALIA –

Si fa presto a dire famiglia. Ma nella realtà di che cosa parliamo? Certamente non più del classico e solido nucleo di padre, madre e figli, che ha rappresentato la base dello sviluppo italiano. Né tantomeno della famiglia in versione Mulino Bianco, longeva e sorridente. La nuova fisionomia della famiglia è uno dei più importanti fenomeni  alla base del cambiamento della società italiana, e in qualche modo fotografa i connotati di fondo del paese, sempre più vecchio e sempre meno propenso a costruire un futuro generazionale attorno al vincolo familiare.

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Crollano i matrimoni, specie quelli religiosi. A larghe falcate ci stiamo avvicinando a uno storico sorpasso: più matrimoni che si rompono rispetto a quelli che si fanno. Nel 2014, secondo gli ultimi dati dell’Istat, le nuove unioni sono state 194.000 (quindici anni fa erano 250.000), a fronte di 89.000 separazioni e 54.000 divorzi. L’unico angolo di apparente stabilità della famiglia resta il Mezzogiorno, dove i divorzi sono 6,1 ogni diecimila abitanti, rispetto agli 11,4 del Nord. E il tasso di nuzialità, quasi dimezzato negli ultimi dieci anni, è sostenuto in gran parte dagli stranieri, che ormai sono i protagonisti di un terzo dei matrimoni in Italia. Traducendo i numeri, possiamo dire che nell’Italia cattolica, il paese del Vaticano, la secolarizzazione  della famiglia è un fatto compiuto. E il sinodo straordinario convocato da papa Francesco non può prescindere da questo dato e dal fatto che solo la metà delle famiglie italiane, nelle regioni settentrionali, nascono con il vincolo religioso. Le altre si fermano alla tappa in municipio.

Coppie di fatto e non solo.  Non esiste una statistica compiuta sulle coppie di fatto, una categoria dove dobbiamo far rientrare i conviventi, i divorziati, i gay e le lesbiche.  Ci sono però statistiche molto indicative sulle tendenze di lungo periodo. Per esempio, una donna su tre vive con il proprio partner senza alcuna formalità, né civile né religiosa, e raddoppieranno nei prossimi sei anni. Coppie di omosessuali e lesbiche hanno già a carico oltre 100mila figli. Un terzo delle famiglie sono unipersonali. Qui entrano in gioco due fattori determinanti ai fini della rivoluzione in atto. Il primo è di natura economica: le nuove generazioni non coltivano il sogno della famiglia classica, in quanto non hanno la sicurezza del reddito necessario per sostenerla. E preferiscono la forma spuria della convivenza, che riduce i costi ed elimina gli impegni. Il secondo fattore è culturale: l’amore duraturo con il vincolo matrimoniale, tanto più religioso, fondato sulla parola evangelica («Non osi l’uomo separare ciò che Dio ha unito»), è ripudiato, come se appartenesse a un’altra era geologica delle relazioni umane. Perfino i figli sono esclusi dal progetto familiare, e un quarto dei bambini italiani nascono ormai fuori dal perimetro tradizionale della famiglia.

La curva demografica.  L’eclissi della famiglia, come l’abbiamo conosciuta e vissuta fino al Novecento, è un fenomeno parallelo alla trasformazione dell’Italia in un Paese per vecchi. L’Organizzazione mondiale della Sanità ci ha appena comunicato che siamo al secondo posto per popolazione più anziana nel mondo (superati solo dal Giappone) e primi in Europa: il 21 per cento dei cittadini è over 65, e il 6,4 over 80. Si sono alzate le aspettative di vita (80 anni per l’uomo e 84 per la donna), ma è innanzitutto  crollata la natalità: nel 2014 le nascite sono state appena 509mila, la cifra più bassa dall’Unità d’Italia. E la media dei figli per donna è di 1,39, rispetto al 2,1 del 2013. Aggiungete, poi, che solo negli ultimi cinque anni, circa un milione di giovani tra i 16 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia per andare a studiare o a lavorare all’estero. E non torneranno. La famiglia, dunque, è travolta dall’onda demografica, e ha dovuto riconquistare una sua centralità nella società italiana, attraverso il suo nuovo posizionamento al centro di un welfare parallelo.

Uno Stato sociale nel nome della famiglia. Sembra un paradosso, ma è documentato dai fatti e dalle cifre: più la famiglia declina, più diventa fondamentale per il sostegno dei suoi componenti. Da un lato abbiamo due giovani su tre, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, che vivono ancora con mamma e papà (in Danimarca sono l’1,4 per cento, in Francia l’11,3), dall’altro versante, sette milioni di nonni si fanno carico, finanziariamente, di figli e nipoti. Laddove il welfare non arriva, ci pensa la famiglia. E anche la ricchezza familiare, che riflette la curva dei redditi, si sta spostando paurosamente dalla parte degli anziani. La Banca d’Italia ha fatto questo calcolo: nel 1991 un capofamiglia, fino a 34 anni di età, poteva contare su 143mila euro di ricchezza netta, mentre un padre over 60, doveva accontentarsi di 125mila euro. Adesso il rapporto si è rovesciato: il capofamiglia ancora trentenne si ferma a 106mila euro, mentre l’ultrasessantenne è salito a 270mila euro. I soldi dei vecchi, oltre ad aiutare i giovani, sono essenziali  ad arginare il fenomeno dell’anzianità difficile: oltre 4milioni di longevi si prende cura di persone anziane parzialmente o totalmente non autosufficienti. Con una battuta, potremmo dire che senza i nonni la società italiana sarebbe implosa da tempo, mentre i nipoti per arrivare alle loro sicurezze devono solo aspettare l’eredità.

Donne sempre più al centro del campo. È un altro paradosso del mutamento della famiglia: le donne fanno sempre meno figli, ma sono sempre più essenziali per la tenuta del nucleo familiare. Due milioni e 428mila famiglie, una su otto, vivono grazie al lavoro di una donna, unica entrata finanziaria in casa. Appena sette anni fa, nel 2008, questo tipo di famiglie erano 1 milione e 700mila. E mentre gli impegni domestici sono ancora un monopolio femminile, come se fossimo negli anni Cinquanta, visto che l’87 per cento di questi lavori è a carico delle donne, crescono i ruoli targati in colore rosa. Ci sono i figli da crescere (il 40 per cento dei bambini in America è allevato senza il padre), genitori e suoceri longevi da assistere: il risultato è una donna sandwich , schiacciata dalle due famiglie, quella di origine e quella che ha creato. Forze anche per questo di farne di nuove c’è sempre meno voglia.

PER APPROFONDIRE: Donne al lavoro, da loro dipende una famiglia su otto

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