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Biotech, in Insubria un polo d’eccellenza made in Italy

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Quante volte parliamo di fuga di cervelli, di tagli alla ricerca, di italiani che fanno innovazione ma all’estero? Questo è uno dei più tristi sprechi d’Italia: un Paese civile (e furbo!) si tiene stretti i suoi talenti. Per non sprecare i nostri ricercatori e i nostri professionisti serve la volontà di investire e di ideare nuovi progetti. Per questo ci piace leggere di una start up cento per centro made in Italy che ha l’ambizione di creare nel cuore dell’Insubria un polo d’eccellenza nazionale e internazionale delle biotecnologie non alimentari.

Il progetto si chiama “Biolife Start Up” ed ha come ente capofila la Fondazione Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita (FIIRV) di Gerenzano (VA). Obiettivo? Promuovere l’esistente distretto tecnologico per le biotecnologie, che già oggi è il più avanzato a livello nazionale, creando un incubatore dedicato a nuove imprese del comparto biotech non alimentare che sfrutti le strutture offerte dal FIIRV e che riqualifichi aree dismesse. Il progetto "Biolife Strat Up", che si candida al programma Aster di Regione Lombardiaintende inoltre rilanciare l’uso dei fermentatori con certificazione GMP che sono utili soprattutto a produrre farmaci sperimentali per la cura dell’uomo, ma che oggi sono raramente presenti sul mercato italiano se non in grandi case farmaceutiche. Questo permetterà a più soggetti (in prevalenza piccole imprese attive nel settore biotech) di impiegarli per l’attività di ricerca. Un buon motivo per non fuggire lontano.