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Nuove frontiere della bioplastica: le scarpe fatte con i pomodori

Scarpe realizzate con gli scarti di pomodoro e non solo. Presto, molti degli oggetti in plastica che utilizziamo ogni giorno potranno essere realizzati in modo sostenibile a partire dai nostri scarti vegetali ed organici. Il merito è dei ricercatori italiani del CNR di Pozzuoli e degli studi che stanno conducendo sulla bioplastica.

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OGGETTI IN BIOPLASTICA

L’8% circa del petrolio estratto è destinato alla sintesi della plastica, materiale di cui ogni anno, nel mondo, sono prodotte oltre 240 milioni di tonnellate. Di queste, solo il 3% viene correttamente riciclato. Il resto finisce abbandonato in discarica, o nei nostri mari, dove l’azione idrorepellente della plastica rende impossibile la sua decomposizione, mentre il calore ne facilita la scomposizione in piccoli frammenti. Frammenti che sono spesso ingeriti dai pesci, che finiscono ogni giorno sulle nostre tavole. Oggi, complice l’aumento dei prezzi del petrolio e la crescente sensibilità alla sostenibilità ambientale,  la plastica ottenuta dal petrolio sta cedendo il passo a nuove forme di plastiche, ottenute da materie prime rinnovabili. È la nuova frontiera della platica: la bioplastica.

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scarti vegetali per bioplastica

COME PRODURRE BIOPLASTICA

Alle ricerche sulla bioplastica si dedica da diversi anni infatti l’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli, in provincia di Napoli, che sta studiando nuove forme di plastica ottenute da fonti rinnovabili. In un primo momento, le bioplastiche erano ottenute dall’amido del mais, trasformato in glucosio, da cui ricavare le molecole di plastica. Oggi invece gli studi del CNR dimostrano che le fonti per la produzione di bioplastica sono innumerevoli: non parliamo solo di sostanze destinate all’alimentazione, come il mais, ma di tutti gli scarti derivati dagli organici domestici e dalle trasformazioni industriali. Ecco quindi come oggetti in bioplastica, come scarpe, capi di abbigliamento, giocattoli e oggetti di uso quotidiano, potranno essere ricavati non più dai tradizionali combustibili fossili, ma dagli avanzi di pomodori e di tantissimi altri materiali di origine vegetale.

BIOPLASTICA: UN PRIMATO ITALIANO

Riguardo gli studi sulla bioplastica, l’Italia sta facendo da apripista. La strada intrapresa mira a confermare un primato tutto italiano nella produzione della plastica per cui l’Italia si era distinta già in pieno boom economico. Spetta infatti all’italiano Giulio Nappa, premio Nobel nel 1963, il brevetto del polipropilene isotattico, un materiale plastico particolarmente resistente e prodotto per la prima volta in Italia dalla Montedison. Un’invenzione che avrebbe comportato l’ingresso di questo materiale nelle case di tutto il mondo, oltre che in ogni ambito industriale, dal design alla moda, dall’arredamento agli oggetti di ogni giorno. Un cambiamento quindi che avrebbe rivoluzionato la storia e le abitudini dei cittadini in Italia e in tutto il mondo. Oggi, dopo l’avvento delle plastiche cinesi e asiatiche che hanno soppiantato le produzioni occidentali grazie al loro basso costo, l’Europa è di nuovo avanti nelle sperimentazioni plastiche. E l’Italia ancora di più.

LA NUOVA VITA DELLA PLASTICA CON GLI OGGETTI RICICLATI: