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Lo sviluppo insostenibile della Cina minaccia l’umanità: il film denuncia vince a Venezia il Green Drop Award

L'inferno in terra: è ciò che Zhao Liang mostra nel suo film “Beixi Moshuo - Behemoth”. Natura e uomini sono condannati senza nemmeno un fine. La montagna viene sventrata e i lavoratori muoiono per costruire "città fantasma" deserte

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BEHEMOTH FILM –

Tra i tanti film che hanno partecipato alla 72^ edizione della Mostra del Cinema di Venezia solo uno ha saputo interpretare al meglio i temi della sostenibilità e dell’ecologia. Si tratta di “Beixi Moshuo – Behemoth” del regista cinese Zhao Liang, che si è aggiudicato il Green Drop Award, il premio collaterale organizzato da Green Cross Italia.

Un film che, molto probabilmente, non avrà distribuzione in Cina perché, come ha detto lo stesso regista in conferenza stampa: “Oggi qui in sala c’è un solo giornalista cinese ed è stato molto coraggioso. È molto probabile che il film verrà censurato nel mio Paese per il tema che ho scelto di trattare, ma molto probabilmente verrà bandito senza nemmeno essere visto. Ecco, a me piacerebbe che prima di censurarlo lo vedessero, perché penso che sia utile”.

BEIXI MOSHUO –

L’azione distruttrice dell’uomo ha portato a sventrare una montagna della Mongolia, lì gli operai che lavorano ininterrottamente giorno e notte si ammalano fino a morire. Uno sforzo che alla fine si rivela inutile. I materiali che gli operai estraggono dalle miniere servono infatti per costruire le città fantasma (di cui ancora oggi si ignora il numero preciso) piene di palazzoni e strade disabitate. Del resto, le aziende edili che li costruiscono sono quotate in borsa e, per questo, devono operare anche se i loro prodotti non portano a nulla.

Rifacendosi esplicitamente all’opera di Dante, Behemoth racconta l’inferno sulla terra, dove le miniere sono veri e propri gironi che intrappolano uomini e donne facendogli respirare solo polvere di carbone. Quello che li aspetta è il purgatorio, l’ospedale. E il paradiso, che dovrebbe essere rappresentato dalla vita moderna, dai nuovi edifici, non esiste: è un luogo innaturale e deserto.

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Un viaggio che lascia molto alle immagini e poco ai suoni: non c’è musica, solo il rumore dei macchinari in movimento, e la voce del narratore è l’unico filo conduttore durante tutti i 95 minuti della pellicola. I minatori non parlano, a farlo sono i loro volti sporchi di carbone e le loro mani piene di calli.

“Nella Divina Commedia, Dante attraversa in sogno l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. In Behemoth mi sono ispirato a Dante e ho descritto un’enorme catena industriale, in cui i colori rosso, grigio e blu rappresentano rispettivamente i tre regni danteschi – ha spiegato Zhao Liang -. Attraverso lo sguardo contemplativo del film, analizzo le condizioni di vita dei lavoratori e l’insensato sviluppo urbano. È la mia meditazione critica sulla civiltà moderna, in cui si accumula ricchezza mentre l’uomo perisce”.

GREEN DROP AWARD 2015 –

“In bilico fra poesia e riflessione metafisica, il film si rivela un documentario di denuncia sullo sviluppo insostenibile della Cina e delle società industrializzate – ha commentato la giuria del Green Drop Award, presieduta da Remo Girone e composta da Sebastiano Somma, Francesca Inaudi, Paola Comin e Lucia Grenna, responsabile della campagna Connect4Climate di World Bank –. Gli uomini, le donne, l’ambiente, la natura sono rappresentati come sacrificio in nome di un progresso che, con un colpo di scena finale, si rivela inesistente. Nel viaggio dantesco simulato dal regista cinese non c’è salvezza, ma insegnamento morale, un monito per gli spettatori di ogni latitudine del globo”.

Una storia che, in fondo, non parla solo della Cina: “Credo che tutti dovremmo fermarci a riflettere dopo la visione di questo film, che non parla solo della Cina ma di tutti noi. Di come il lavoro e la produzione industriale non siano il fine ma il mezzo – ha commentato Marco Gisotti, direttore del Green Drop Award –. Probabilmente ‘Behemoth’ è il film più politico di tutta la Mostra di quest’anno”.

Una premiazione che è stata vista anche in ottica dell’importante appuntamento di Parigi: “L’edizione di quest’anno del Green Drop Award è stata per noi la più impegnativa – ha detto Elio Pacilio, presidente di Green Cross Italia –. Fra circa 90 giorni da oggi si svolgeranno infatti i negoziati sul clima alla Conferenza internazionale delle parti a Parigi. Da Venezia attraverso il cinema vogliamo lanciare un appello affinché questi negoziati vadano a buon fine. Il futuro dell’umanità dipende anche da questo e il cinema con i suoi artisti e i suoi spettatori può fare molto”.

LA GOCCIA –

La goccia di vetro soffiato a Murano e contenente la sabbia del Sudan è arrivata al Lido a bordo di una DeLorean DMC-12, il modello di auto reso famoso dal film “Ritorno al Futuro”, grazie al Consorzio Italiano Compostatori.

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La vettura, infatti, è il simbolo di come la finzione cinematografica sia riuscita a immaginare un’innovazione green che si sarebbe concretizzata trent’anni dopo. Nel secondo episodio della trilogia, “Doc” (Cristopher Lloyd) fa rifornimento di scarti organici per viaggiare nel tempo dal 1985 fino al 21 ottobre 2015. Quella che tre decenni fa era solo finzione cinematografica oggi è diventata realtà grazie al biometano, un combustibile rinnovabile ottenuto raffinando il biogas generato dalla cosiddetta “digestione anaerobica” (tecnica utilizzata nel riciclaggio della frazione organica dei rifiuti che consente di abbinare il recupero di materia a quello di energia).