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Attenti alle truffe verdi. Ecco chi specula sul green

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La Asia Pulp and Paper (APP), controllata dalla conglomerata Sinar Mas, è un gigante mondiale nella produzione di carta per fotocopiatrici: peccato che, per ottenere cellulosa, ha già distrutto oltre un milione di ettari di foreste solo nella zona di Sumatra, in Indonesia. Un vero saccheggio ambientale, in un luogo strategico per l’ecosistema, visto che le foreste pluviali indonesiane ospitano il 12 per cento dei mammiferi, il 15 per cento dei rettili e il 17 per cento degli uccelli del pianeta. Per ricostruirsi una verginità ambientale, mentre è responsabile del 5 per cento delle emissioni globali di gas terra, APP  ha ingaggiato come consulente Patrick Moore, direttore della società Greenspirit Strategies, ma innanzitutto uno dei fondatori e leader di Greenpeace. Cambiando abito, da ex ecologista, Moore trucca le carte e diffonde, per conto di APP, messaggi rassicuranti come la deforestazione definita «la creazione di radure in cui i nuovi alberi possono crescere al sole» o come il pericoloso cianuro classificato «una sostanza disponibile in molte specie di piante».

La spregiudicatezza di Moore e di APP non è un caso isolato. La compagnia aerea Easyjet, in una campagna pubblicitaria, ha paragonato l’impatto ambientale dei suoi veicoli a quello di automobili ibride, senza alcun supporto scientifico a questa stravagante notizia; il colosso Microsoft ha promosso una versione verde di Windows, mentre in realtà i suoi nuovi computer aumentavano le emissioni di C02 . E BP, British Petroleum, ha speso circa 200 milioni di dollari per cambiare la sua immagine e presentarsi al mondo come un’azienda ecosostenibile, prima di inondare di petrolio il Golfo del Messico. I bluff, nel nome del verde, si moltiplicano, e bisogna stare con gli occhi aperti per smascherarli prima che sia troppo tardi.